Le Nazioni Unite non finiscono davvero mai di stupire in negativo. L’unica cosa che fanno discretamente, quella cioè di fornire missioni di pace in Paesi ad alto rischio di destabilizzazione o usciti da una situazione di conflitto, sta diventando il settore più colpito dai tagli e dai ritiri improvvisi. L’ultimo caso è quello della missione in Ciad e in Repubblica Centrafricana denominata MINURCAT la quale ha deciso il ritiro in un momento delicatissimo soprattutto per la Repubblica Centrafricana.

Nel piccolo Paese sub-sahariano infatti il prossimo 24 ottobre si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali e legislative che arrivano in un momento in cui la Repubblica Centrafricana si trova suo malgrado a essere il crocevia delle attività di diversi gruppi ribelli tra i quali i temibili ribelli ugandesi del Lord’s Resistence Army ormai diventati il terrore in tutta la regione che va dalla Repubblica Centrafricana all’Uganda, passando per il Sud Sudan e per il Congo. Ai ribelli ugandesi si aggiungono una serie di sigle locali che a vario titolo rivendicano qualcosa, vari gruppi di banditi molto ben organizzati e, per finire, i gruppi ribelli del Darfur che in diverse occasioni si rifugiano nel territorio centrafricano per sfuggire all’esercito sudanese.

Dopo la decisione delle Nazioni Unite di ritirare le forze della MINURCAT il Governo della Repubblica Centrafricana sta pensando di posticipare le elezioni al 23 gennaio 2011 nella speranza di un ripensamento dell’Onu. E’ stato il Ministro degli Esteri, Antoine Gambi, ad annunciarlo ieri specificando che la Repubblica Centrafricana non è in grado con le proprie forze di garantire la sicurezza dei seggi e degli elettori. Contestualmente all’annuncio Gambi ha reso noto di aver scritto una lettera la Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, chiedendo di non ritirare le forze di pace dal paese. Antoine Gambi sembra aver trovato una valida spalla nell’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, il quale ha dichiarato ieri sera che “è molto pericoloso lasciare un vuoto di sicurezza nella regione sub-sahariana” e che la decisione dell’Onu andrebbe rivista.

Lascia uno spiraglio aperto anche il Segretario Generale il quale afferma che “si potrebbe costituire una nuova forza di pace di almeno 1.000 uomini per garantire la sicurezza nella Repubblica Centrafricana e nel contempo addestrare e armare l’esercito del Paese”. Ma mentre il tempo passa MINURCAT ha già fatto rientrare tutti gli uomini posizionati in punti critici e gli episodi di violenza si moltiplicano nel sud del Paese.

In tutto questo marasma spicca ancora una volta l’assenza di Romano Prodi che in teoria dovrebbe presiedere il Panel per gli interventi di Peacekeeping delle Nazioni Unite in Africa, ma che in pratica fino ad oggi – fatta salva qualche sporadica apparizione a qualche meeting e cena di gala – non si mai visto ne sentito dalle parti dove si spara.

Secondo Protocollo, in accordo con altre organizzazioni umanitarie, ritiene che il ritiro della forza di pace delle Nazioni Unite denominata MINURCAT dalla Repubblica Centrafricana sia un atto di estrema irresponsabilità da parte delle Nazioni Unite, pertanto chiediamo un immediato prolungamento della missione almeno fino a quando non sarà operativa una nuova forza militare in grado di garantire lo svolgersi delle elezioni in assoluta sicurezza e di tracciare una via per la futura formazione dell’esercito e della polizia della Repubblica Centrafricana.

Secondo Protocollo

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