Dalla padella alla brace. Per le donne congolesi non c’è pace. Da quando il ribelli del M23 si sono ritirati da Goma lasciando il posto all’esercito congolese (FARDC) si sono moltiplicati i casi di stupro ai danni delle donne, spesso solo bambine.

A riferirlo sono funzionari delle Nazioni Unite che hanno raccolto testimonianze di donne violentate e di alcuni medici che hanno portato loro i primi soccorsi. Secondo i medici del Minova Hospital i casi di stupro denunciati e curati negli ultimi due giorni sono stati oltre 80 ma, vista la poca disponibilità (e la poca possibilità di accesso) delle donne congolesi a ricorrere alle cure mediche (1 su 8 si rivolge ai servizi sanitari) si calcola che gli stupri negli ultimi due giorni siano stati centinaia. Altri casi (una trentina) sono stati denunciati dalla clinica di Bulumbe Karere. In moltissimi casi sono solo bambine mentre in un caso una donna di circa 80 è morta a causa delle violenze subite.

Il fenomeno è molto preoccupante, fanno sapere dalle Nazioni Unite, anche perché nella zona di Nord Kivu attualmente sono presenti almeno 10 battaglioni delle FARDC ed è impossibile controllare  quello che fanno specie nei villaggi fuori dalle municipalità.

Tuttavia va detto che molte violenze avvengono nei campi profughi. Una donna stuprata ha riferito ai medici del Minova Hospital che i militari entrano nelle tende e violentano le donne sia di giorno che di notte senza che nessuno osi opporsi. In molti casi si tratta di soldati che sono sotto l’effetto di droghe (molto diffusa la marijuana che cresce spontanea) o sotto l’effetto di alcolici.

Il portavoce delle FARDC, il colonnello Olivier Hamuli, ha detto al servizio informazioni delle Nazioni Unite che diversi soldati sono stati arrestati per stupro e per furto e che saranno trasferiti a Kinshasa per essere processati. Ma è solo una minima parte di coloro che sono coinvolti e di certo non risolve il problema. Il nuovo comandante delle forze di terra della RDC, Gen Francois Olenga, ha convocato una riunione di alti ufficiali per affrontare concretamente il problema.

Resta da capire esattamente cosa stiano facendo le migliaia di truppe dell’Onu presenti in Congo (è la missione di pace più grande del mondo) dato che non solo non intervengono nei combattimenti, ma non difendono nemmeno la popolazioni da queste orribili violenze.