Per il momento sono solo voci trapelate da fonti non ufficiali, ma se fossero vere saremmo di fronte all’ennesimo caso di genocidio nascosto della storia africana. Secondo un esperto dell’Onu ci sarebbe un rapporto che accusa le truppe ruandesi e congolesi di aver commesso un vero e proprio genocidio in Congo (ex Zaire) nel periodo che va dal 1993 al 2003.

Secondo quanto si apprende, i fatti elencati nel dossier sarebbero riferiti, per quanto riguarda l’esercito del Congo, al periodo che ha seguito la caduta del dittatore Mobutu Sese Seko e ai cinque anni successivi. Per quanto riguarda invece l’esercito ruandese, pur riferiti allo stesso periodo temporale con recrudescenze che arrivano al 2003 , i fatti riguardano il conflitto tra Hutu e Tutzi che in quel periodo aveva sconfinato nel Congo interessando centinaia di migliaia di persone.

Il rapporto accusa in particolare l’esercito ruandese che dopo il genocidio del 1994 che portò alla morte circa 800.000 Tutzi, invase il Congo ufficialmente a caccia dei responsabili Hutu del genocidio. Il conflitto tra l’esercito ruandese e i fuggitivi Hutu fu di una violenza inaudita tanto che il rapporto Onu stima che in quel periodo oltre un milione di congolesi perse la vita per conseguenze derivanti dalla guerra (fame, malattie, stupri, ferite, mutilazioni da mine ecc. ecc.) mentre diverse centinaia di migliaia furono vittime dirette degli scontri. L’invasione del Congo (allora Zaire) da parte del Ruanda provocò l’intervento di altre nazioni tanto da far parlare delle “prima guerra globale africana”. Il rapporto Onu accusa di atrocità anche l’esercito congolese guidato da quello che poi diverrà Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Laurent Kabila.

Gli esperti Onu hanno raccolto almeno 600 testimonianze di “gravi crimini contro l’umanità” commessi dall’esercito ruandese, da quello congolese e dai ribelli Hutu. Si calcola che il totale dei civili morti nel periodo che va dal 1993 al 2003 sia di molto superiore ai due milioni. Il rapporto, formato da 545 pagine, dovrebbe essere presentato alle Nazioni Unite la prossima settimana.

Immediate le reazioni da Kigali dove il Governo ruandese ha rigettato le accuse degli esperti Onu parlando di “rapporto maligno e tendenzioso” che mira deliberatamente a screditare il Ruanda. Secondo il portavoce del governo ruandese, Ben Rutsinga, “è inaccettabile che le Nazioni Unite, un organismo che non ha fatto niente per impedire il genocidio in Ruanda, oggi accusi l’esercito che ha fermato quel genocidio di aver commesso atti così gravi”.

Al di fuori delle responsabilità, che dovranno essere accertate dal Tribunale Penale Internazionale, rimane il fatto che in quei dieci anni morirono, nel silenzio più assoluto di tutto il mondo, milioni e milioni di persone in quello che, se confermato, sarebbe uno dei genocidi più grandi della storia moderna. Rimaniamo in attesa di poter leggere il rapporto nella speranza che quanto contenuto in esso non serva solo a identificare i responsabili di questo genocidio ma soprattutto che possa contribuire a evitare altre stragi del genere in Congo, ancora interessato da decine di microconflitti.

Secondo Protocollo

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