Da dove arriva il nucleare iraniano e perché va distrutto subito

Si fa presto a parlare di nucleare iraniano oggi, ma il programma nucleare di Teheran è attivo dal lontano 1975 e dopo un periodo in cui sembrava essersi fermato è stato completamente riattivato da Mahmud Ahmadinejad nel 2005 quando di fronte al mondo dichiarò di voler “cancellare Israele dalle cartine geografiche”.

La vera storia del programma nucleare iraniano

Nel 1975 l’Iran firma un accordo con la Francia per la costruzione di un centro di ricerca nucleare nella città di Isfahan, accordo che prevede, oltre all’addestramento del personale, l’attivazione di un piccolo reattore nucleare nella località di Bushehr entro il 1980.

Nel 1984 apre il Centro Ricerche Tecnologie Nucleari, ubicato approssimativamente quattro chilometri fuori della città di Isfahan, tra i villaggi di Shahrida e Fulashans, cioè in una zona difficilmente attaccabile dal cielo.

Nel 1985 viene firmato un accordo di collaborazione con la Cina che prevede la fornitura di un reattore miniaturizzato a neutroni per la ricerca, dalla capacità di 27 Kwt (kilowatt termici).

Cina e Iran firmano un ulteriore accordo di cooperazione nucleare il 21 gennaio 1990 che prevede la costruzione di un reattore al plutonio nella città di Isfahan, costruzione scoperta dai satelliti americani nel settembre 1991.

Nel corso degli anni l’Iran acquista forniture di fluoruro di idrogeno dalla Germania, acqua pesante dalla Cina, yellow cake dal Niger, hexafluoride di uranio dalla Bielorussia, componenti missilistici dalla Corea del Nord e dalla Cina, gas nervini da Russia, Cina e Corea del Nord, arricchisce l’uranio con centrifughe cinesi, tutto nel più completo segreto.

Con il dissolvimento dell’Unione Sovietica, il mercato nero delle armi si arricchisce di tecnologie nucleari, ma soprattutto di tecnici disposti a insegnarle. L’Iran, che con i proventi del petrolio non ha problemi di denaro e che nel frattempo non è più impegnata nella guerra con l’Iraq, cerca di accaparrarsi più tecnici possibili, insieme alle tecnologie messe sul mercato, specialmente dalla Bielorussia di Lukashenko che diventa il principale fornitore di tecnologie e tecnici nucleari dell’Iran.

L’Iran oggi dispone di diversi siti nucleari, alcuni noti, altri meno noti e altri ancora in costruzione, alcuni pienamente operativi tra i quali sicuramente il più importante è il sito di Isfahan, dove viene studiata l’applicazione della tecnologia nucleare per scopi bellici e la miniaturizzazione delle testate, cioè l’ultimo passo verso la bomba, seguito a ruota dal Centro di Ricerca Nucleare di Fasa Rudan nella provincia di Fars, dove viene arricchito l’uranio con centrifughe cinesi dalle quali gli iraniani hanno copiato e migliorato la tecnologia arrivando a costruire le velocissime IR-2, le prossime IR-4 e IR-6, per poi finire con Saghand dove viene stoccato l’uranio U-235 in istallazioni costruite dall’argentina INVAP con un contratto da 18 milioni di dollari.

Poi ci sono le centrali più note come quella Natanz, oggi nel mirino delle bombe anti-bunker, di Fordo e quella di Bushehr, da poco riattivata per la produzione di acqua pesante, elemento necessario per la produzione di plutonio.

Da notare che la costruzione di bombe al plutonio è relativamente più semplice di quelle all’uranio e che da mesi scienziati nord-coreani lavorano a fianco di quelli iraniani proprio su un progetto al plutonio.

Ora, secondo l’intelligence israeliana l’Iran, se non fermata, potrebbe avere almeno due ordigni nucleari antro pochissimi mesi. Lasciarli fare è un vero suicidio.

Nei giorni scorsi il il New York Times ha pubblicato la notizia secondo la quale Trump voleva bombardare i siti nucleari iraniani prima di andarsene. Sarebbe una ottima cosa e impedirebbe ad eventuali pro-iraniani della estrema sinistra americana di riavvicinarsi all’Iran.

E se non lo dovesse fare Trump, credo che ci dovrebbe pensare Israele a fare quello che va fatto perché il tempo sta per scadere. Se Teheran dovesse arrivare a testare un ordigno nucleare poi diverrebbe davvero intoccabile. Israele non se lo può permettere, il mondo non se lo può permettere.

Franco Londei

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Filo-israeliano, anti-Trumpiano

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