Ecco perché le rivolte in Iran sono destinate a fallire

A differenza delle proteste del 2009 dove i manifestanti proponevano una alternativa al regime (Mir Hossein Mousavi) questa volta l’alternativa non c’è. Manca un leader che guidi le proteste, e non può essere il MEK come in tanti pseudo esperti in occidente sostengono, semplicemente perché MEK e iraniani non hanno nulla a che spartire
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Partiamo subito da una cosa che mi preme moltissimo precisare in merito alle rivolte in Iran: se qualcuno pensa di poter coinvolgere il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana detti anche Mojahedin del Popolo Iraniano, MEK oppure in qualsiasi altra forma (ne hanno a decine), si sbaglia di grosso.

In Iran la stragrande maggioranza degli iraniani li detesta per il semplice fatto che durante la guerra con l’Iraq il MEK ha combattuto a fianco di Saddam Hussein uccidendo decine di migliaia di loro fratelli iraniani, i nonni e i padri di coloro che oggi manifestano.

Detto questo, le rivolte in Iran, che proseguono giornalmente, sono destinate a spegnersi lentamente semplicemente perché non c’è un leader pronto a guidarle.

Gli iraniani chiedono giustamente che gli Ayatollah se ne vadano, ma non propongono una alternativa, non hanno un leader da proporre al loro posto.

Nelle rivolte del Movimento Verde del 2009 i manifestanti avevano un leader da proporre al posto di Mahmoud Ahmadinejad e forse anche al posto della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. Si chiamava Mir Hossein Mousavi ed era il candidato presidente riformista al quale con brogli sistematici e in accordo con gli Ayatollah, Ahmadinejad aveva letteralmente impedito di vincere le presidenziali.

Quel Movimento nasceva quindi da qualcosa che aveva uno sbocco che andava oltre la semplice caduta del regime, proponeva una alternativa.

I manifestanti di oggi, per quanto scendano in strada in decine di migliaia e a differenza del 2009, anche negli angoli più remoti dell’Iran, non propongono una alternativa.

In occidente molti pseudo esperti propongono il MEK come alternativa agli Ayatollah. A parte che dubito molto che cambierebbe qualcosa. Hanno fatto la rivoluzione con Khomeini, poi hanno cercato di farlo fuori e di prendere il potere. Non ci sono riusciti e sono fuggiti in Iraq dove, appunto, si sono alleati con Saddam.

Per questo non sono per nulla amati in Iran anche se loro sostengono il contrario. Non che non abbiano sostenitori, ma non come dicono loro.

Cercano di apparire riformisti proponendo una donna come loro leader, Maryam Rajavi, ma è un patetico bluff che però sembra funzionare dato che in occidente quando parli di “resistenza iraniana” sembra che ci siano solamente loro. Eppure basterebbe rileggersi la storia per capire che non possono funzionare come alternativa agli Ayatollah.

Quindi serve una alternativa credibile, che però non c’è. Ed è questo che porterà lentamente le proteste ad esaurirsi. Non sarà la durissima repressione, gli arresti e le impiccagioni, sarà la mancanza di un leader.