Dal gas al grano fino all’Agenzia Ebraica, i ricatti mafiosi di Putin

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Oggi più che mai la Russia di Vladimir Putin è governata come se fosse un vero e proprio clan mafioso. Non solo per i vertici politici e militari decisi dal boss – cosa normale in una autocrazia qual’è la Russia – quanto piuttosto per i comportamenti sprezzanti, intimidatori e ricattatori verso chi non accetta le decisioni del Cremlino.

Prendiamo tre esempi eclatanti di come la Russia si comporti come se fosse un clan mafioso: il gas, il grano e l’Agenzia Ebraica.

Il gas russo

Il gas russo è il più formidabile strumento ricattatorio verso l’occidente, una vera mazza ferrata che Putin usa per distruggere gli scudi occidentali e per dividere l’Europa. In un articolo di Courtney Dobson che crediamo esaustivo abbiamo spiegato perché le sanzioni contro la Russia non solo non possono funzionare ma rischiano addirittura di diventare un’arma nelle mani del mafioso di Mosca.

C’è poco da dire, Putin è stato lungimirante a dimostrazione che il suo piano di conquista non è il frutto di una mente malata ma di un progetto a lungo termine pensato da anni. Il boss del Cremlino ha fatto in modo di poter tagliare il gas all’Europa a suo piacimento e a chi vuole lui senza per questo risentirne come spiega molto bene l’articolo di Courtney Dobson.

Vedrete questa settimana come l’Europa si dividerà sulle sanzioni che riguardano il gas russo con i paesi nordici che dipendono al 100% dalla Russia che si metteranno di traverso su nuove e vecchie sanzioni alla Russia. E non c’è più Mario Draghi che, al di la di come la si pensi sulla persona, con la sua autorevolezza poteva contenere le fughe dalle sanzioni.

Il grano

Il grano è l’altra grande mazza ferrata nelle mani di Putin. Con il grano ucraino bloccato nei porti Putin può minacciare in qualsiasi momento una crisi alimentare globale, con tutto quello che ciò comporterebbe a partire dalle sommosse per il pane nei paesi del terzo mondo fino ad una incredibile spinta all’emigrazione da quei paesi con drammatiche conseguenze sull’Europa.

È vero, qualche giorno fa è stato raggiunto un accordo per sbloccare il grano ucraino, ma Putin ha subito fatto vedere chi è che comanda veramente bombardando il giorno dopo con missili di precisione il porto di Odessa da dove dovrebbero partire le navi cariche di grano ucraino.

Anche in questo caso un atteggiamento prettamente mafioso pregno di disprezzo verso le autorità mondiali e persino verso chi si era impegnato a mediare il pur controverso accordo.

L’Agenzia Ebraica

La storia dell’Agenzia Ebraica in Russia è poco nota in occidente al di fuori della comunità ebraica, ma è fortemente indicativa di come Putin governi la Russia come se fosse un clan mafioso.

I primi giorni di luglio abbiamo dato conto di una decisione gravissima presa dalle autorità russe, quella di ordinare all’Agenzia Ebraica di interrompere tutte le attività nel paese.

In quell’articolo si cercava di capire quali potessero essere le motivazioni di una decisione così grave, per altro vigliaccamente smentita e poi drammaticamente confermata. Alla fine si è arrivati alla conclusione che Putin usava l’Agenzia Ebraica in Russia come una mazza ferrata contro Israele a causa di un piccolo scostamento delle simpatie di Gerusalemme verso l’Ucraina e per la paura che lo Stato Ebraico potesse fornire consulenza di intelligence o addirittura armi a Kiev.

Con l’alternanza alla carica di Primo Ministro di Israele tra Naftali Bennett e Yair Lapid le cose sono precipitate dato che Lapid si è dimostrato “meno tollerante” con la Russia e più incline a sostenere Kiev rispetto al suo predecessore.

Così la scorsa settimana il Ministero della Giustizia russo ha chiesto addirittura lo scioglimento dell’Agenzia Ebraica adducendo non ben specificate “violazioni legali” e compromettendo così l’unico ente in grado di garantire la Aliyah a migliaia di ebrei russi che ora temono per la loro sicurezza.

Questo è il più classico degli esempi di intimidazione mafiosa su larga scala, una vera specialità della Casa Russa gestita dal “caporale senza baffetti” del KGB passato dall’essere una nullità a delfino di Boris Eltsin di cui ha preso il posto.

È così che dobbiamo considerare chi governa la Russia oggi, come un grande (ma non troppo) clan mafioso che opera fuori dalla legalità internazionale, che uccide chi vi si oppone, ricatta e intimidisce chi osa contestare il suo dominio.

Non è una cosa da nulla, non è solo un esempio. È davvero così e proprio per questo è difficilissimo contrastarlo o credere, come ingenuamente qualcuno fa, che con le sanzioni si possa in qualche modo disarcionare il boss Putin dal suo trono.

Ma come qualsiasi clan mafioso che si rispetti anche quello di Putin capisce solo una lingua, quella della violenza, quella della prepotenza più prepotente della loro. Ed è questo che dobbiamo fare con sempre più costanza. Dobbiamo sconfiggere Putin sul campo di battaglia. Solo così potremo veramente liberarci di lui.

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