Haiti: appello di AGIRE ai media, “non spegnete completamente i riflettori”

Comunicato stampa di AGIRE – E’ passato un mese dal disastroso terremoto che il 12 gennaio ha devastato l’isola e non è facile tornare alla normalità in una terra che già prima di questo drammatico evento soffriva una profonda povertà.

212.000 morti ufficiali, 300.000 feriti, centinaia di migliaia di persone (quante?) senza una casa, colpite da perdite e lutti difficili da elaborare, senza neppure la possibilità, nella maggior parte dei casi, di riprendere un’attività lavorativa. Gli effetti di questa emergenza si protrarranno negli anni e, mentre i giornalisti internazionali cominciano a lasciare il paese, tra la gente serpeggia il timore di essere dimenticata.

Questa notte ad Haiti migliaia di persone non hanno dormito. Due ore di pioggia incessante, preludio della stagione in arrivo, sono bastate a riempire le strade di fango e a rendere impossibile il sonno a quanti ancora vivono sotto ripari improvvisati. Purtroppo nei prossimi mesi le piogge si faranno più insistenti e la situazione non potrà che peggiorare.” Così Marco Bertotto, direttore di AGIRE in missione ad Haiti.

Per questo, ora che i media cominciano a voltare pagina, è necessario intensificare gli sforzi degli operatori umanitari. L’appello di AGIRE in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ha raggiunto risultati incoraggianti: 12, 7 milioni di euro, di cui 11.470.000 solo tramite il numero solidale 48541 che permette di donare facilmente 2 euro da cellulari Tim, Vodafone, Coopvoce e Noverca o da rete fissa Telecom Italia, fino al 28 febbraio.

Le 9 organizzazioni di AGIRE operative ad Haiti con circa 450 operatori locali ed internazionali, dopo questa fase di primo soccorso, cominciano a pianificare interventi a medio e lungo termine. Il 24 febbraio alle ore 11.00, presso la Casa del Cinema di Roma, i progetti di ActionAid, CESVI, CISP, COOPI, GVC, Intersos, Terre des Hommes, Save the Children e VIS verranno presentati e discussi con un pubblico selezionato di istituzioni, partner, giornalisti e rappresentanti dei donatori.

Ci sembra giusto coinvolgere nel processo di assegnazione dei fondi raccolti un numero quanto più alto possibile di persone, partendo dal concetto che i soldi sono stati raccolti tra i privati cittadini e che quindi i privati cittadini debbano essere informati riguardo alla loro gestione” continua Marco Bertotto.