Kenya: a rischio 500.000 persone per la diga sul lago Turkana

Il lago Turkana si trova al confine tra Kenya ed Etiopia ed è il più grande lago desertico del mondo. Dalle sue acque dipende la vita di 500.000 persone, vite messe in pericolo dalla costruzione di una diga per la produzione di energia idroelettrica.

La diga, denominata Gibel Gibe III, sarà la seconda più grande dell’Africa Sub-Sahariana e dovrà sorgere seicento chilometri a monte del fiume Omo, cioè bloccherà il fiume che fornisce l’80% dell’acqua al lago Turkana. Con i suoi 240 metri di altezza impedirà all’acqua del fiume Omo di raggiungere il lago Turkana con conseguenze devastanti per le 500.000 persone che dipendono dall’acqua del lago.

Secondo le autorità di Kenya ed Etiopia, cioè i due Stati coinvolti nella costruzione di questo mostro, la diga è necessaria per la produzione di energia elettrica necessaria a rifornire non solo Kenia ed Etiopia ma anche altri Stati vicini. Si prevede infatti che a pieno regime la centrale elettrica produrrà 1.870 megawatt di elettricità. Nessuno però ha tenuto conto dell’impatto ambientale e sulla popolazione di questo ennesimo eco-mostro.

I Governi di Kenya ed Etiopia garantiscono che la diga servirà solo a regolare la portata del fiume e non bloccherà totalmente l’afflusso di acqua verso il lago Turkana, tuttavia visti i precedenti dello stesso tipo (anche in Africa) nessuno ci crede.

Il fatto incredibile è che la diga Gibel Gibe III è stata finanziata (costo totale dell’operazione, due miliardi di dollari) dalla Banca Europea di investimento e dalla Banca Africana, cioè due istituti di credito che per statuto dovrebbero produrre sviluppo. Ma quale sviluppo ci potrà essere se, come afferma un dettagliato studio della African Resources Working Group, la diga sbarrerà qualcosa come 11 miliardi di metri cubi di acqua provocando un abbassamento del livello del lago Turkana di quattro o cinque metri? Un abbassamento del livello del genere sarà devastante per la popolazione che vive dell’acqua del lago.

Non si tratta di fare gli ecologisti estremisti a tutti i costi. Questa diga risolverà il problema della energia elettrica per Kenya ed Etiopia, ma provocherà un danno umano e ambientale talmente grande che non sarà più possibile tornare indietro con conseguenze drammatiche per 500.000 persone già duramente provate dalle condizioni ambientali. Bello sviluppo.

Secondo Protocollo in collaborazione con altre associazioni africane ed europee si sta coordinando per avviare una campagna per fermare la costruzione di questo mostro. Le alternative, soprattutto in quella zona, ci sono e vanno da un impianto fotovoltaico a una serie di parchi eolici. Forse non produrranno l’equivalente della diga Gibel Gibe III ma sicuramente saranno sufficienti al fabbisogno energetico di Kenya ed Etiopia.

Secondo Protocollo

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