I controsensi di Tremonti: parla di sviluppo per prevenire l’immigrazione ma taglia i fondi

Mai come in questo momento il tema dell’immigrazione è stato sulla bocca di tutti. Ogni giorno esce una nuova soluzione, dai rimpatri “forzosi” a quelli “incentivati” con 1.500 euro, dai campi profughi nelle caserme dismesse alle tendopoli. Ieri, nella trasmissione di RAI 3, in ½ ora, il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha finalmente parlato di “prevenire l’immigrazione con progetti di sviluppo nei Paesi di provenienza dei migranti.

Quello di aiutare i potenziali migranti a casa loro con progetti di sviluppo è una cosa che noi sosteniamo da anni e che implementiamo in collaborazione con diverse ONG da diverso tempo, prima con il “Progetto Sun” e poi con la sua evoluzione, il “Progetto Haven”. Lo sviluppo come arma per prevenire l’immigrazione non è quindi una novità inventata da Tremonti. La novità, tuttalpiù, sta nel fatto che il Ministro dell’Economia ne parli visto e considerato che a lui e ai suoi predecessori dobbiamo i continui tagli al finanziamento dei progetti di cooperazione e sviluppo, tagli che nel corso degli anni sono diventati imponenti tanto da ridurre i fondi destinati allo sviluppo ai minimi termini e da rendere l’Italia uno dei Paesi a livello mondiale che destina meno fondi a questo importantissimo settore.

E’ chiaro che una soluzione del genere non risolverà nell’immediato il problema del flusso migratorio proveniente dal nord Africa, dall’Africa Subsahariana e da altre nazioni, ma se affrontato finalmente come si deve, nel giro di pochi anni potrebbe portare all’azzeramento o, nella peggiore delle ipotesi, alla riduzione ai minimi termini della pressione migratoria.

Il problema però rimane lo stesso, cioè la cronica mancanza di fondi del settore “cooperazione e sviluppo” del nostro Ministero degli Affari Esteri. Ieri Tremonti ha parlato dell’ipotesi di destinare una parte dell’aliquota IVA a questo settore, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Già altre volte è stata prospettata questa soluzione o soluzioni simili. Berlusconi, anni e anni orsono, era arrivato a promettere interventi massicci per questo fondamentale settore (l’ultima volta o fece al G8 dell’Aquila) salvo poi continuare a tagliare i fondi. Nulla ci fa pensare che questa volta vada diversamente.

La lotta alla povertà rimane l’unico mezzo “pacifico” per contrastare i flussi migratori, che sono comunque un fattore non completamente azzerabile ma può essere portato entro valori fisiologici. Ora tutto sta a vedere se finalmente i nostri politici lo capiranno.

Bianca B.

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