Beh, il nostro è un Paese davvero buffo. C’è gente italiana che sta morendo di fame, che dorme nelle automobili perché non ha i soldi per pagarsi l’affitto o perché magari non ha più una casa per colpa della crisi e il nostro Ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, propone case a Rom e Sinti, cittadinanza facile agli islamici ecc. ecc. il tutto nel nome della integrazione.

La seconda che mi è capitato di leggere per puro caso (l’avevano postata su Facebook) è quella inerente alla discriminazione di un uomo italiano e cattolico a favore di islamici. Il tutto è capitato nell’ospedale di Recanati dove la moglie dell’italiano era andata a partorire. Ebbene, l’italiano non ha potuto assistere sua moglie perché le donne islamiche che erano nella sua stessa camera non hanno voluto che un uomo che non fosse il loro marito le vedesse in situazioni “discinte” (tipo durante l’allattamento). Trovate tutto scritto qui, una situazione davvero allucinante e incredibile per il 2011.
Ora la domanda che sorge spontanea è: ma sono loro che devono integrarsi nella nostra società o siano noi che dobbiamo essere assimilati dalla loro? Insomma, cosa dobbiamo aspettarci dalla convivenza con il mondo islamico? Di dover seguire i dettami del Corano nel nome di una supposta integrazione?
Come possono pretendere di essere rispettati quando loro non rispettano noi, anzi, ci disprezzano piuttosto apertamente?
Scusate ma in questo contesto il buonismo del Ministro Riccardi stona un bel po’. Già stonava quando parlava di dare le case agli stranieri mentre ci sono migliaia di italiani che aspettano magari una casa popolare (non so dalle altre parti ma da noi in cima alle liste ci sono tutti extracomunitari), ma parlare di integrazione quando nel mondo reale la situazione è questa mi sembra davvero fuori luogo, specie se quando lo fa intende (sottintende) che la colpa della mancata integrazione degli stranieri sia da attribuire agli italiani. Io ho tanti amici stranieri, uno di loro (uno dei miei migliori amici) si è sposato, sta per avere un figlio e la casa se l’è dovuta comprare da solo esattamente come un italiano qualsiasi (per altro lo diventerà molto presto).
Io ho il massimo rispetto per tutti, però pretendo che anche gli altri abbiano rispetto per me e per le mie usanze, specie se vengono in casa mia o nel mio Paese. Credete che per questo io sia razzista? E’ facile che qualche perverso buonista lo pensi. E’ facile che pretenda che sia io a dovermi integrare con gli altri. Insomma, che venga assimilato. Beh, non ci sto. Non ci sto a passare da razzista quando alla fine i veri razzisti sono gli altri, quelli che vengono a casa mia e pretendono che sia io ad adeguarmi a loro e non viceversa. E qualcuno la chiama ancora integrazione. Io la chiamo assimilazione.