Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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9 Comments

  • Come dicevo l’altro giorno: adesso sì che fanno paura.
    Sia perché ci ricordano con precisione che erano già anticamente erano nemici spietati e sia perché i combattenti di questo nuovo jihad agiscono con una logica di eliminazione fisica dell’avversario (cioè noi). Una logica che l’Occidente laico non riesce proprio a comprendere.
    Sia perché l’avanzata rapida dello Stato Islamico ha dimostrato quanto il loro appello, oltretutto ammantato da un alone di vittoria, possa avere fascino sulle masse arabe disperate del Medio Oriente, della penisola arabica, del Nord Africa e dell’Occidente.
    La presenza entro le forze islamiche di alcune migliaia di europei e americani musulmani di seconda e terza generazione, ci ha inoltre costretti a capire che questo non può essere definito unicamente come un conflitto lontano.
    E’ invece un conflitto che, almeno potenzialmente, abbiamo già in casa.
    Cosa aspettiamo a dire grazie al califfo e al califfato che ci hanno, magari un pò brutalmente, strappati al sogno-letargia-assopimento per riconsegnarci alla realtà?
    Adesso sì, che i musulmani cosiddetti “moderati” dovrebbero farsi sentire davanti l’opinione pubblica. Ma credo che, grazie al controllo di IS, non ci sarà mai una forte opposizione, una rivolta da parte dei cosiddetti musulmani “moderati”. Perché le persone, in fondo, si sentono appartenenti alla Umma universale dei fedeli musulmani.

  • Attenzione a dire MASSE ARABE DISPERATE. Se si vuole intentere MASSE ARABE PERVASE DA UN (giustificato) COMPLESSO DI INFERIORITA’ d’accordo. Ma parlare di disperazione stimola quella specifica forma di solidarietà che porta personalità narcisiste del mondo occidentale a solidarizzare quando non a convertirsi all’islam. I due ultimissimi fatti avvenuti in Canada sono li a dimostrarlo.

  • Intendevo proprio “disperate”. L’ho usato come termine di paragone di una modalità di comportamento che ha un carattere eccessivo, estremo. In questo caso l’IS, lo dimostra.
    E non nel senso che si sentono inferiori. Anzi. Al contrario.
    Lo dimostrano i discorsi che rilascia l’autoproclamato “Califfo”, un titolo che comunque non gli spetta. Il fatto stesso che diano ampio risalto alle barbare esecuzioni -anche a danni di altri musulmani, non solo i giornalisti e il volontario occidentali – sono la dimostrazione di un fanatismo religioso che nulla ha a che vedere con la “civiltà e la ragione” del mondo occidentale.
    Sono “disperati” perché il modo con cui si pongono è quello della forza (molto vile) del sangue.

  • Mi sembra poco rispettoso nei confronti di Nathan Cirillo scrivere che questo attentato “é stato poco sanguinoso anche se eclatante”. Forse Nathan avrà sanguinato poco ma é comunque morto. Aveva 24 anni, stava facendo il suo lavoro e lascia un figlio orfano di padre. Nel vostro articolo non lo menzionate nemmeno. Avreste scritto la stessa cosa se fosse stato un ebreo? Per me la tragedia più grande é proprio quando in questi attentati muore qualcuno che non c’entra niente e non gliene frega niente della questione arabo-israeliana, dei miti di Abramo e Ismaele, dei “palestinesi”, della jihad, così come della cristianità, degli induisti e di tutti i rimbambiti che pensano di essere amati e prescelti dal loro creatore.

  • Sembra di risentire l’allora primo ministro francese: “Volevano colpire gli ebrei e invece sono morti dei francesi innocenti”. Eh, quelle sì che sono tragedie, quando a crepare non sono gli ebrei.

  • Della serie “come rigirare la frittata”. In questo attentato é morto un italo-canadese e l’autore dell’articolo lo ha definito “poco sanguinoso anche se eclatante”. Chi é allora che se ne frega se il morto non é della sua stirpe? Se la volete così, non ci sono problemi, basta dirlo: ognuno pianga i suoi morti. Non ci sorprendiamo, però, se avete perso l’amicizia e la solidarietà del resto del mondo.

    • questo commento non capisco se sia vagamente antisemita (colgo da parte di chi lo scrive una sorta di attribuzione di “sito ebraico”) oppure se l’autore non sa di cosa stia parlando. La definizione di “attentato poco sanguinoso” ci sta tutta visto come poteva andare. Non credo che l’autrice abbia voluto sminuire niente e nessuno. E poi per quel che ne so Carlotta Visentin non è nemmeno ebrea.
      Ma ognuno è libero di avere le proprie allucinazioni

      • Della serie “arrampicarsi sugli specchi con in mano saponette bagnate”. Sulle “allucinazioni” sono d’accordo, ognuno si tenga le proprie, ma non confondiamo una critica obiettiva con l’antisemitismo. A meno che non lo si voglia per forza vedere dappertutto.

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