C’è davvero un enorme paradosso che circonda tutta la vicenda medio-orientale e che sembra sfuggire ai più, o perlomeno sembra sfuggire (non si sa quanto volontariamente) ai chi continua a chiedere a Israele di negoziare la pace: con chi dovrebbe negoziare la pace Israele?

Per capire quando sia paradossale questa vicenda dobbiamo partire da un presupposto ineludibile: due parti trattano o negoziano nel momento in cui si riconoscono. Se una delle due parti non riconosce l’altra non può esserci trattativa o negoziato perché manca il presupposto principale.

La storia di Israele è costellata di trattative di pace, anche con acerrimi nemici, che però sono decollate nel momento esatto in cui c’è stato un reciproco riconoscimento. Egitto e Giordania hanno fatto la pace con Israele perché hanno riconosciuto come interlocutore lo Stato Ebraico. Poi si possono usare tutte le formule che si vogliono, ma alla base c’è solo il riconoscimento.

Oggi buona parte di quel mondo che vorrebbe una ripresa delle trattative tra Israele e i cosiddetti palestinesi chiede questa ripresa senza chiedersi però come possano due entità parlare tra di loro quando una delle due non riconosce l’altra. I cosiddetti palestinesi non riconoscono allo stato attuale l’esistenza dello Stato Ebraico di Israele. Magari ai più potrà sembrare un dettaglio, ma non lo è per Israele. Il rifiuto categorico della ANP di riconoscere Israele è un macigno più grosso di qualsiasi altra condizione posta dai cosiddetti palestinesi nelle loro farneticanti richieste. Si continua così ad usare volta per volta formule diverse e richieste diverse offrendo pace in cambio di qualcosa che cambia a seconda del momento  evitando però accuratamente di usare quella che sarebbe (e deve esserlo) l’unica formula valida per iniziare una qualsiasi trattativa: pace in cambio di pace. Un formula semplicissima che però ha alla sua base un presupposto fondamentale, il riconoscimento di Israele.

E’ assai curioso, per esempio, che nessuno di quegli Stati che stanno sostenendo la “causa palestinese” per il riconoscimento all’Onu, non abbia mai posto ad Abu Mazen questa condizione per garantire il proprio appoggio. E’ come se Israele non esistesse per nessuno di questi personaggi.

E allora io vorrei porre una domanda semplicissima a tutti coloro che con molta passione (anche troppa) stanno chiedendo a Israele di negoziare e di sedersi al tavolo delle trattative per raggiungere la tanto agognata pace in Medio Oriente: con chi dovrebbe negoziare Israele questa pace? Con chi proprio ieri ha detto che la nuova Palestina dovrà essere “Jewish free”, cioè libera da qualsiasi “giudeo” ma allo stesso tempo pretende che Israele garantisca i Diritti dei sui cittadini arabi? Con chi nel corso di anni e anni di trattative ha sempre rifiutato sdegnosamente di riconoscere Israele? Vorrei che si riflettesse su queste cose prima di rispondere alla mia domanda.

Sharon Levi