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Libia sempre più nel caos: Europa completamente assente

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La Libia sprofonda sempre più nel caos. Ieri l’ennesimo attentato a Bengasi dove un gruppo armato locale ha tentato di uccidere, non riuscendoci, il comandante delle forze di sicurezza libiche nelle città, Abdullah al-Saiti. Solo pochi giorni fa un attentatore suicida aveva fatto saltare in aria un pulmino delle forse speciali libiche uccidendo due militari e ferendone gravemente una decina.

Bengasi è diventata ormai l’emblema della fragilità del Governo centrale libico. La città è completamente sotto il controllo di Ansar al-Sharia, un gruppo legato ad Al Qaeda che detta legge e praticamente ha creato uno Stato nello Stato. Altri gruppi islamici controllano altre città arrivando persino a entrare in Parlamento per impedire la nomina del nuovo Governo perché non a loro gradito.

E in tutto questo caos in cui sprofonda la Libia c’è da registrare il clamoroso silenzio e la totale assenza dell’Europa. Non ci si faccia ingannare da qualche sporadica dichiarazione preoccupata o da qualche solitaria iniziativa, il Paese nordafricano più importante, la porta dell’Africa verso l’Europa è abbandonato a se stesso.

Clan malavitosi, organizzazioni terroristiche, scaltri affaristi senza scrupoli hanno buon gioco a operare in questa Libia. L’Afghanistan in confronto è un paradiso della legalità.

La domanda fondamentale da farsi ora è: possiamo permettere che la Libia diventi il nuovo Afghanistan o, peggio, la nuova Somalia proprio alle porte di casa nostra? Fino a quando l’Europa continuerà a disinteressarsi completamente di quanto sta avvenendo in Libia? Fino a quando si continuerà a pensare che con qualche sporadico contatto diplomatico si possa normalizzare il Paese nordafricano? Certo, le grandi compagnie petrolifere, specie quelle francesi, continuano a pompare gas e petrolio, ma non possiamo fermarci al business. I problemi di sicurezza della Libia stanno diventando i problemi di sicurezza dell’Europa e se non si vede questo vuol dire che si è ciechi e stolti.

Il Ministero dell’Interno italiano pochi giorni fa ha detto che circa 800.000 persone provenienti dall’Africa sub-sahariana sono in Libia pronti a fare il grande salto verso l’Europa. Rimanere immobili significa permettere a questa marea di persone di catapultarsi in Europa e l’Italia è il punto di approdo naturale. Ma non è solo questo il problema (che non è poco), è capire quanti qaedisti ci sono tra questi 800.000 disperati, quanti terroristi islamici ci sono in questa marea di persone. Non fare nulla o addirittura andarli a prendere è un vero suicidio che pagheremo carissimo tra qualche tempo.

E qui torna il problema della totale mancanza di una politica estera e militare europea. A meno che non si voglia davvero considerare la pseudo-politica di Catherine Ashton come una “politica estera comune”.

Credo che i Paesi europei debbano avere il coraggio di impegnarsi, anche militarmente, per appoggiare un nuovo governo libico e aiutarlo a fare piazza pulita dei vari gruppi terroristici che infestano la Libia. E credo che lo si debba fare il più presto possibile. Continuare a far finta che in Libia vada tutto bene solo perché gas e petrolio continuano ad arrivare è un suicidio politico che nel breve periodo pagheremo carissimo.