Ma quale resistenza iraniana?

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Leggo oggi su Informazione Corretta una nota della redazione dove si lamenta che la resistenza iraniana rappresentata dai Mujaheddin del Popolo non sarebbe adeguatamente supportata dall’occidente. Nei fatti si capisce che su Informazione Corretta reputano il PMOI (o Mujaheddin del Popolo iraniano) la vera e unica resistenza iraniana.

E’ un errore già fatto in passato anche da illustri rappresentanti del mondo ebraico, quali Fiamma Nirenstein e altri.

L’unica cosa giusta è che il PMOI è sicuramente  l’organismo più organizzato di opposizione interna ed esterna al regime iraniano. Ma da qui a considerarli una entità laica diversa dagli Ayatollah ce ne passa. Peggio, si fa l’errore di considerarli l’alternativa agli Ayatollah quando loro stessi sono Ayatollah. Ci si fa ingannare dal fatto che abbiano una presidente donna, Maryam Rajavi, che nei fatti è solo un quadro da esibire e che non ha alcun potere decisionale. Ne parlai nel giugno scorso quando ebbi a tal riguardo un battibecco epistolare con l’ex Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il quale aveva partecipato a un convegno indetto dal PMOI e ne rimase affascinato coprendoli di elogi.

Un movimento di resistenza degno di questo nome dovrebbe avere ampi consensi tra la popolazione, invece il PMOI all’interno dell’Iran è malvisto persino da quei dissidenti che sono più volte finiti in galera per il loro contrasto al regime. Non starò a ripetere la storia dei Mujaheddin del Popolo iraniano (ne trovate buona parte nell’articolo che ho linkato sopra), voglio solo ricordare che fino alla caduta di Saddam Hussein erano stretti alleati del dittatore iracheno. Non solo, e questo è per gli amici ebrei, su Israele non sono mai (e dico mai) stati chiari allineandosi molto più spesso alle linee del regime piuttosto che ad altre. Certo, un bel bombardamento delle centrali nucleari da parte israeliana gli farebbe comodo, ma considerarli amici è un errore madornale.

La vera dissidenza iraniana è formata da quei giovani che vogliono uno Stato laico, che aprivano pagine su Facebook intitolate “Iran loves Israel” (fino a quando gli è stato permesso) e che durante le proteste post-elettorali del 2009 venivano massacrati da Basij e incarcerati. I Mujaheddin del Popolo iraniano non hanno mai aiutato questi ragazzi e ragazze, nemmeno quando erano in fuga dall’Iran per sfuggire al boia e venivano in Europa in cerca di asilo. E questi rappresenterebbero la dissidenza iraniana?

Non mi piace fare polemica, ma per Diana, smettiamola di dare a questa gente una investitura che non si meritano, questi vogliono solo prendere il potere in Iran, che poi sia Israele, gli USA o la Russia ad aiutarli poco cambia. Ma se qualcuno si aspetta che i Mujaheddin del Popolo iraniano siano una forza di resistenza laica e progressista solo perché hanno una presidente donna, non ha capito un gran che del complesso mondo iraniano e della vera dissidenza iraniana, quella che vede il modello israeliano come un punto di arrivo e non come una entità da distruggere, lontana anni luce dagli Ayatollah, siano essi iraniani o basati in Francia.