Quello che sta succedendo a Huawei è un precedente pericolosissimo

Quello che sta succedendo a Huawei è un precedente pericolosissimo per ogni azienda del mondo che in qualche modo basa il suo lavoro sulle esportazioni.

Il ban del marchio cinese imposto dal Presidente Trump, per altro del tutto ingiustificato in quanto non esiste una sola prova in merito al fatto che i cinesi usino Huawei per spiare concorrenti e nemici, non ha solo messo in crisi quello che è il più grande colosso mondiale delle comunicazioni, ma ha addirittura spinto Google a interdire l’accesso al sistema delle APP del sistema operativo Android. Un abuso del monopolio non solo ingiustificato ma persino pericolosissimo.

Cosa vieterebbe a Google di fare la stessa cosa con altri marchi che per vari motivi sono invisi al Presidente Trump?

Ma non è solo questo. A parte che giustamente Huawei ha fatto causa sia al governo americano che a Google e, se è vero che la giustizia americana funziona, ha molte possibilità di vincerla per “abuso di posizione dominante”.

Ma quello che in tutta questa faccenda preoccupa veramente (o almeno dovrebbe preoccupare) è il silenzio dell’Europa, un silenzio che non tutela i milioni di utenti europei che usano i dispositivi Huawei e che dall’oggi al domani si potrebbero ritrovare con i loro dispositivi ridotti a funzionare senza poter accedere alle APP Android e quindi pressoché inutili, il tutto per un capriccio del Presidente Trump. Un capriccio, perché di prove contro Huawei Trump non ne ha presentata nemmeno una.

Intendiamoci, a me i cinesi non stanno simpatici. Detesto la loro politica commerciale, detesto il fatto che abbiano praticamente il monopolio di quelle risorse che servono a far funzionare la tecnologia che usiamo quotidianamente, le cosiddette “terre rare”. Un monopolio che per altro sono disposti a usare contro gli Stati Uniti e che finirebbe per colpire tutto il mondo esattamente come è successo con il ban contro la Huawei.

Tuttavia è innegabile che il Presidente Trump con la sua mossa commerciale contro Huawei ha creato un precedente di una pericolosità impressionante. L’avrei in qualche modo capita che Trump avesse tirato fuori la “pistola fumante” contro Huawei, le prove cioè che i cinesi usano i loro dispositivi per spiare mezzo mondo. Ma quelle prove non le ha viste nessuno e probabilmente non ci sono neppure.

È un atto di una prepotenza inaudita che non può non far riflettere la dirigenza europea o chiunque abbia rapporti commerciali con gli Stati Uniti (Italia compresa). Praticamente qualunque azienda che esporta negli USA e che per qualche motivo diventi invisa a Trump potrebbe subire il trattamento subito da Huawei.

Per non parlare poi di Google. La decisione di interrompere il supporto alla Huawei da parte di una azienda che ha praticamente il controllo totale non solo del sistema operativo più diffuso al mondo ma dell’intera rete internet, è forse più grave e pericolosa della “prepotenza” di Donald Trump.

Google decide il bene e il male di tutto quello che viene pubblicato sul web. Decide quali siti web vanno favoriti e quelli che al contrario vanno danneggiati. Decide a quale notizia dare risalto e quale oscurare. Decide quale prodotto farti trovare e quale nasconderti. Tutto dipende da Goggle. Per questo l’atto di forza fatto dall’azienda di Redmond nei confronti di Huawei non dovrebbe passare sotto silenzio a Bruxelles. Anzi, ci si aspetterebbe una riflessione seria in merito alla immensa potenza detenuta in così poche mani.

Già la decisione di Trump appare grave, anche se rientra nell’ottica di uno scontro commerciale tra Washington e Pechino, ma quella di Google e pericolosissima oltre che gravissima perché mostra per intero e con limpida chiarezza il dominio pressoché totale della casa di Redmond su tutto e quindi sul destino di tutti.

E se ancora c’è qualcuno che pensa alla potenza dei social media (Facebook e Twitter) come a un pericolo per la democrazia (e lo è), forse sarebbe meglio che faccia anche una riflessione su quanto possa essere potente (e quindi pericoloso) Google.