E’ senza dubbio un annuncio a sorpresa quello dato ieri dal Presidente ugandese, Yoweri Museveni, che l’Uganda avrebbe mandato altri 20.000 uomini in Somalia per contrastare le milizie islamiche di al Shebab che ormai controllano quasi tuto il Paese.

Per quello che si è potuto apprendere da fonti a Kampala a monte della decisione del Presidente ugandese ci sarebbe stato un intervento diretto del Dipartimento di Stato Americano che ha calmato l’ira di Museveni sul rapporto Onu con “congrui finanziamenti” e la promessa della consegna di diversi elicotteri da combattimento Apache (si parla di 12 elicotteri).
Nell’annunciare l’invio delle truppe Museveni ha detto che l’Uganda farà di tutto per restituire la Somalia agli africani alludendo al fatto che buona parte dei combattenti delle milizie di al Shebab (legate ad Al Qaeda) sono stranieri che hanno invaso il Paese africano.
Intanto a Mogadiscio si continua a combattere. Anche ieri ci sono stati diversi scontri con almeno 12 morti tra i civili. Le scorse settimane le milizie ribelli legate ad Al Qaeda avevano cercato di dare la spallata finale al Governo Provvisorio del Presidente Sheik Sharif Sheik Ahmed senza però riuscirvi anche grazie all’intervento nei combattimenti delle truppe dell’Amisom. Lo scorso 11 luglio l’Uganda aveva subito due attacchi terroristici rivendicati dalle milizie somale di al Shebab le quali volevano punire il Paese africano per la sua partecipazione alla missione Amisom. Per questo motivo ieri il Governo ugandese, in concomitanza con l’annuncio dell’invio di ulteriori truppe, ha elevato ai massimi livelli l’allarme terrorismo nella capitale, Kampala, e nelle maggiori città del Paese.
Secondo Protocollo