Trump apre a trattative con l’Iran e mette nei guai Israele (e Netanyahu)

27 Agosto 2019
President Trump at the Israel Museum. Jerusalem May 23, 2017 President Trump at the Israel Museum. Jerusalem May 23, 2017

Opportunismo politico a parte, se c’è una cosa su cui la sinistra israeliana potrebbe aver ragione è che Netanyahu è troppo dipendente dalla politica americana e soprattutto dagli “sbalzi di umore” del Presidente Trump.

Ieri, a conclusione del G7 di Biarritz, in Francia, il Presidente americano, Donal Trump, si è detto disponibile ad incontrare il Presidente iraniano, Hassan Rouhani, per discutere con lui su come fare per aprire trattative con l’Iran.

Questa dichiarazione di apertura verso l’Iran ha scatenato la reazione della sinistra israeliana e in particolare dell’ex premier Ehud Barak il quale ha accusato Netanyahu di essere «troppo dipendente dalla scontante politica del Presidente Trump».

Con una dichiarazione pubblicata su Twitter questa mattina l’ex premier israeliano ha detto che «il cambio di direzione di Trump verso l’Iran, inclusa la possibilità di un incontro presidenziale, è un semaforo rosso per tutti noi, che mette in guardia dalla dipendenza eccessiva di Netanyahu dal presidente Trump e dai suoi bruschi cambiamenti nelle sue posizioni».

Poi l’ex Primo Ministro israeliano affonda il colpo. «In Corea del Nord abbiamo assistito a minacce di guerra che si sono concluse con abbracci, blocchi della trattativa, poi ancora abbracci. La stessa cosa potrebbe succedere con l’Iran. Se l’amministrazione Trump continua ad attuare il suo piano di ritiro dal Medio Oriente, Israele dovrà affrontare sfide più complesse. Soprattutto quando si tratta di fermare il progetto missilistico di precisione di Hezbollah e il trinceramento iraniano in Siria», ha detto Ehud Barak.

Ma Barak non è l’unico ad esprimere preoccupazione per la possibilità che Trump apra all’Iran. Secondo un rapporto di Channel 13 anche diversi ministri di Netanyahu sarebbero preoccupati.

«Non abbiamo alcun interesse in una trattativa tra gli Stati Uniti e l’Iran», avrebbe detto un ministro alla TV israeliana, «ma la nostra capacità di influenzare e affrontare Trump è estremamente limitata».

«Dire che Netanyahu è a disagio con la nuova posizione aperta del presidente degli Stati Uniti sull’Iran è l’eufemismo del millennio», afferma il rapporto citando quelli che ha definito “tre alti ministri del gabinetto di Netanyahu”.

Il drammatico cambiamento di tono di Washington nei confronti di Teheran è arrivato mentre Israele è alle prese con le crescenti tensioni relative all’Iran, come sottolineato in un breve video rilasciato da Netanyahu lunedì sera in cui ha affermato che «l’Iran sta agendo su un ampio fronte per produrre attacchi terroristici contro Israele».

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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