Se guardiamo i fatti potremmo pensare che l’idea di creare una grande potenza economica europea sia fallita. Non sono gli argomenti dei vari Grillo o Salvini a dirlo, ma sono i numeri, davvero impietosi, pubblicati oggi da un rapporto del giornale tedesco Die Welt. E se lo dicono i tedeschi….

Dal 2007 in Europa si sono persi in maniera permanente diversi milioni di posti di lavoro e la tendenza non cambia, anzi, se si fa eccezione per la Germania e per la piccolissima Malta, l’emorragia di posti di lavoro non tende a fermarsi. Il grafico pubblicato dalla Die Welt parla chiarissimo.

grafico-europa

Il Paese più colpito, specie negli ultimi mesi, è la Spagna anche se il tasso di disoccupazione è più alto in Grecia. Gli spagnoli che hanno perso il lavoro sono 3,3 milioni. L’Italia è messa malissimo con almeno 871.000 posti di lavoro persi. Il piccolo Portogallo ne ha persi per strada ben 570.000 il che lo rende tra i Paesi con il più alto tasso di disoccupazione. Il grafico che segue mostra la tendenza del tasso di disoccupazione di Germania, Italia, Francia e Spagna a partire dal 2007 e come si può vedere la marcia è inarrestabile se si esclude appunto la Germania.

grafico-tasso-disoccupazione

I grafici ci mostrano un altro aspetto di questa lunghissima crisi economica che non accenna ad allentare la morsa sull’Europa e cioè che ci sono due blocchi ben distinti, il blocco nordico che risente molto poco della crisi e quello meridionale che invece ne è investito in pieno. Solo l’Irlanda tra i paesi del nord ha numeri simili a quelli del meridione ma è in forte recupero. Cosa vuol dire tutto questo? Che probabilmente le politiche economiche dei Paesi europei meridionali, come Spagna, Italia e Grecia, nel corso degli anni sono state poco lungimiranti (per usare un eufemismo) e che la cosiddetta “politica del rigore” c’entra solo fino a un certo punto. Le responsabilità non vanno cercate nelle politiche europee ma in quelle nazionali. Tutto il resto è propaganda politica, è populismo puro.

Rivedere temporaneamente la politica del rigore

Tuttavia non si può negare che la cosiddetta “politica del rigore” imposta principalmente dalla Germania (che per inciso ci ha guadagnato una cifra da questa crisi) non può continuare a strangolare la ripresa soprattutto nei paesi del sud dell’Europa. Se è vero (ed è vero) che la politica di Italia, Grecia, Spagna e anche della Francia, negli ultimi venti anni è stata letteralmente devastante, è altrettanto vero che non possiamo essere noi a pagare gli errori commessi da una branco di politici incapaci e corrotti. Giusto cercare di rientrare nei parametri di deficit (accettati e firmati da un certo Berlusconi alleato della Lega Nord che oggi sbraitano ai quattro venti) ma una sforatura temporanea non sarebbe poi tutto questo male assoluto. E anche qui il problema è la Germania che non ci sta a perdere il vantaggio acquisito in questi anni, quella stessa Germania che in occasione della riunificazione sforò ampiamente ogni parametro possibile.

Poco prima delle elezioni europee, quando la paura che gli anti-europeisti dilagassero era palpabile e reale, si erano fatte delle promesse in merito alla flessibilità, promesse fatte proprio dalla Germania. Ora i tedeschi, passata la paura anche grazie al 41% preso da Renzi in Italia, non si possono rimangiare quelle promesse e tornare come se nulla fosse a dettare condizioni. Su questo il Governo italiano deve essere inflessibile. Per fare questo però l’Italia non può navigare da sola. Di certo non si può contare sulla Francia di Hollande che sebbene forse sia messa peggio dell’Italia si rimangia la parola data un giorno si e l’altro pure, ma per esempio la Gran Bretagna non sembra per nulla disposta a continuare a subire le imposizioni tedesche.

Qui se non si puntano un po’ i piedi da questa crisi non se ne esce. Renzi è stato alla guida dell’Europa per sei mesi e francamente ha deluso parecchio. Sostanzialmente non ha fatto nulla per contrastare la Germania e imprimere una scossa che portasse alla ripresa. Eppure di dichiarazioni ne aveva fatte a iosa, riuscendo solo a infilare la Mogherini alla politica estera europea, una condanna più che una vittoria. Per il resto, nisba, nulla, nada.

Il problema dell’Italia è che non c’è una alternativa a Renzi a meno che non si voglia credere alle sciocchezze dei vari Salvini, Grillo, fratelli e fratellini d’Italia, oppure non si voglia tornare ai vari D’Alema, Bindi, Bersani e compagnia bella. Berlusconi, nemmeno lo nomino visti i danni che ha fatto (parlo di danni per l’Italia, non me ne frega nulla delle olgettine e di tutto il resto). Non ci resta altro quindi che spronare Renzi a smettere di fare dichiarazioni e a passare ai fatti. La partita non è semplice, l’avversario è ostico, ma ce la possiamo fare a condizione di uscire dalla buca dove la Germania ci ha messo e dove ha tutte le intenzioni di tenerci.

2 Comments

  1. Con ogni probabilità in Italia insieme alla disoccupazione é aumentato il lavoro in nero, il che è una vera sciagura per le nostre pensioni presenti e future.
    Non é neanche diminuita l’abitudine di buttare i soldi in opere pubbliche con esiti grotteschi e da primato, come nel caso del viadotto siciliano crollato a pochi giorni dall’inaugurazione.
    Per non parlare di tutti gli altri scandali che riguardano le opere pubbliche e quelle assistenziali.Vedi Expo , Rom ecc.
    Perfino il Ministero della Difesa dovrebbe giustificare un po’ meglio le spese fatte senza gare o consultazioni di listini prezzi per certi articoli di materiale accessorio per la manutenzione delle armi.
    Sembra che sia impossibile affrontare delle spese pubbliche senza la presenza di sciacalli di ogni tipo.
    Eppure avremmo bisogno di maggiore flessibilità nei conti dello Stato per avviare una ripresa basata sugli investimenti pubblici, nonché di una maggiore capacità progettuale per usare i fondi europei per il bene comune, così come di un funzionamento più celere e certo della Giustizia per incoraggiare gli investimenti esteri.
    Riuscirà il nostro eroe a salvare l’italia dal baratro, senza l’aiuto degli italiani e soprattutto della classe dirigente che ci ritroviamo?
    Temo che valga ciò che scrisse Lorenzo de’ Medici a proposito del futuro che ci spetta.
    “Ciò che ha da esser convien sia ……”
    Continuiamo pure “a farci del male”( Troisi, filosofo napoletano).

  2. Ricordo che anni e anni fa vidi un episodio di asterix ed obelix ambientato a Roma. I galli, dovendo ottenere delle autorizzazioni per costruire un palazzo nella capitale, girarono per ore e ore nei palazzi del “Potere” per riuscire ad ottenere tutti i permessi utili o meno utili alla costruzione del palazzo.
    Vista l’impossibilità di riuscire nell’impresa, i galli sconfissero la burocrazia alimentandola con il loro pasto preferito: inventarono permessi pareri leggi consulenze nulla osta ecc ecc.per farla impazzire.
    In Italia siamo ancora lì. Nulla è cambiato! Ma non negli ultimi sei mesi o 20 anni, ma dall’antica Roma (e indovini Lei chi c’è oggi al posto dei Galli…).
    Il problema di fondo è che continuiamo a disperdere il voto in mille partitini e poi ci lamentiamo del numero di “poltrone” in Italia; invochiamo commissioni e supervisori ad ogni problema di carattere economico e poi protestiamo per l’aumento delle spese delle opere e delle scorciatoie e tangenti che fisiologicamente nascono da ciò; vorremmo rappresentanti di ogni più piccola sfumatura del genere umano e poi rimaniamo basiti se le discussioni e i compromessi rubano tempo prezioso alla necessaria rapidità di intervento del Governo.
    Ossessionati dal Berlusconismo…malati di “volti nuovi”…drogati di politica per sembrare antipolitici…
    Lei caro Londei mi mette un grafico che dimostra che proprio quando l’ex Cav se ne è andato, le cose peggiorarono e la disoccupazione volò alle stelle. Poi mi dice che “nemmeno lo nomina visto i danni che ha fatto”.
    Ciò che guardo non è sicuramente se negli ultimi 20 anni l’Italia è stata governata dal 51% di tempo di una e 49% dell’altra parte politica (e i dati dicono questo!), ma se l’andamento di grafici, risultanze, sensazioni reali, dati economici italiani, siano confrontabili con gli Stati di riferimento mondiali e se c’è quindi effettivamente un’anomalia italiana.
    Poi si sa…l’Europa puzza come il pesce…e chi ne è alla “testa” puzza ancor di più.
    Secondo Lei, le sembra possibile valutare lo stato Italia con il solo fattore “spread”?!? Ovvio no, ma l’italiano medio è contento vederlo scendere con un po’ di tachipirina…
    Sui mercati globali ci sono terremoti chiamati oro, petrolio, rublo, occupazione USA, PIL Cina…e noi siamo qui a disquisire sugli 0,….di un qualsiasi indicatore locale.
    Detto cio…si sa che Die Welt ama pubblicare qualsiasi cosa che dimostri una presunta superiorità Deutsch…nei confronti degli europei del mediterraneo!
    Saluti!