Opinioni

Via Trump, ora avremo a che fare con il trumpismo

Il Trumpismo. In questi quattro anni è cresciuto nel grembo americano come un feto ben nutrito dal populismo di cui si alimenta a piene mani

Ormai ci siamo. In una Washington super blindata il 20 gennaio il Presidente eletto, Joe Biden, giurerà di “difendere la Costituzione degli Stati Uniti al meglio delle sue capacità”.

Non giurerà di difendere il mondo o di difendere gli Stati più deboli dai più prepotenti. Quello che giura il Presidente degli Stati Uniti riguarda solo ed esclusivamente gli Stati Uniti.

Per usare un termine molto in voga ultimamente, si potrebbe dire che il giuramento del Presidente USA è molto sovranista.

«Io, …, giuro [o dichiaro] solennemente di adempiere con fedeltà all’ufficio di presidente degli Stati Uniti, e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità. Che Dio mi aiuti.»

Donald Trump in questo è stato un maestro perché, a differenza di quanto in molti credono, l’ormai ex Presidente degli Stati Uniti ha sempre fatto prima di tutto gli interessi di Washington e non ha mai fatto nulla senza ricevere in cambio almeno un piccolo beneficio per il suo Paese.

In fondo lo aveva promesso prima di essere eletto, “America first” era uno degli slogan più importanti della sua campagna elettorale.

Può non piacere (a me non piace) ma tutto si può dire di Donald Trump meno che non ha mantenuto le promesse elettorali.

Le ha mantenute così bene che, diciamolo chiaramente, se non ci fosse stata una gestione a dir poco criminale del COVID o se addirittura non ci fosse stato il COVID, nessun candidato democratico avrebbe avuto la minima chance di vincere.

Il trumpismo

Senza entrare nel merito della politica estera perpetrata da Donald Trump (molte ombre con qualche luce qua e la) quello che va veramente rimproverato all’ex Presidente è di aver letteralmente diviso in due l’America.

E non credo che sia semplicemente una questione politica. Insomma, non è una divisione tra Democratici e Repubblicani. La divisione è tra trumpisti e resto dell’America.

Già, il trumpismo. Con il trumpismo ci dovremo avere a che fare molto a lungo perché non è qualcosa di riconducibile alla destra liberale americana o a un movimento politico estemporaneo.

In questi quattro anni è cresciuto nel grembo americano come un feto ben nutrito dal populismo di cui si alimenta a piene mani.

Non è l’America delle grandi città, è l’America profonda, quella degli agricoltori, degli allevatori, quella dei piccoli centri che più di tutti ha sofferto le politiche economiche democratiche portate avanti da Barak Obama per otto anni. Make America Great Again era l’altro mantra della campagna elettorale di Trump.

Il trumpista non è repubblicano, non è semplicemente di destra. Il trumpista è una categoria a parte che raccoglie il peggio di diversi estremismi.

Non è una cosa bella e non è un pericolo da sottovalutare, nemmeno fuori dall’America dove l’ideologia trumpista è cresciuta a dismisura e anch’essa si alimenta a piene mani di gretto populismo. Ci dovremo “combattere” molto a lungo.

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Posted by
Franco Londei

Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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