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Iran: scatta l’operazione simpatia. Il grande bluff di Rohani

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Personalmente sono sempre stato dell’idea che a livello diplomatico l’occidente dovrebbe andare a imparare qualcosa a Teheran. Bravi come i persiani non c’è nessuno. La loro diplomazia è semplicemente strepitosa e se lo dico io che mi considero arcinemico di quel regime, potete crederci.

Solo negli ultimi anni hanno preso per i fondelli mezzo mondo con il loro programma nucleare, il tutto mentre attuavano una politica espansiva solo apparentemente poco violenta (in realtà violentissima). E’ vero, non è che dall’altra parte avessero fior di diplomatici se pensiamo che nell’ordine hanno dovuto confrontarsi con El Baradei, la Ashton e Obama, ma il successo della loro politica diplomatica è indiscutibilmente di fronte agli occhi di tutti.

Adesso in Iran hanno deciso di esagerare. Dopo l’elezione a sorpresa (per modo di dire) di Hassam Rohani, dopo le prime timide aperture occidentali al “terrorista moderato”, dopo il primo messaggio su Twitter del neo-presidente iraniano per il capodanno ebraico, adesso arriva l’apertura di un account su Facebook. Scatta così l’operazione simpatia, una strategia intelligentissima per presentare l’Ayatollah Rohani come un ragazzino che si diverte a postare su Facebook, che usa Twitter e che presto probabilmente inserirà il suo curriculum su Linkedin. Insomma, una specie di Matteo Renzi in salsa iraniana.

Peccato che tutta questa simpatia in Iran non si possa vedere. Nessuno può accedere liberamente su Twitter o su Facebook dal’Iran. Lo fanno ma con grandi rischi e con l’uso di specifici software. E chi viene beccato finisce direttamente nelle segrete di Evin. Sono migliaia i blogger ancora detenuti in Iran.

Ma per l’occidente, sempre in cerca di segnali positivi, quel pacione di Assan Rohani è davvero un riformista, pure un riformista simpatico, uno che apre un account su Twitter e su Facebook, che ha cambiato il modo di parlare rispetto ad Ahmadinejad, che ha cambiato i toni anche se mantiene gli stessi contenuti. Ma certe cose si possono perdonare a un simpaticone del genere.

Peccato che sia tutto un grandissimo bluff. Tutta questa operazione simpatia, il cambio dei vertici dei negoziatori sul nucleare, i messaggi su Twitter, quelli su Facebook , i toni moderati (quasi irrisori) sulla politica di Obama, sono solo il frutto della grandissima (e sottolineo grandissima) diplomazia persiana, una scuola per tutto il mondo.

Ora, si può anche credere che Super Pippo e le noccioline magiche esistano, si può credere che Topolino sia in effetti un agente del Mossad e che Minnie gliela dia solo per questo, ma credere al grande bluff iraniano davvero non si può.

In Iran non è cambiato assolutamente niente da quando c’era Ahmadinejad, semplicemente perché né Ahmadinejad né Rohani contano una cicca. In Iran non si fa nulla senza il preventivo permesso di Ali Khamenei, che è lo stesso Grande Ayatollah da diversi anni, lo stesso che ha spinto il programma nucleare iraniano e che si è posto come obbiettivo finale la distruzione di Israele. E’ lo stesso Iran di prima, si è solo cambiato di abito per camuffarsi meglio. Eppure, incredibilmente, c’è chi ci crede.