Comunicato Stampa – Lo scorso 14 settembre avevamo dato conto dello sciopero della fame di un detenuto italiano a Santo Domingo, Ambrogio Semeghini, il quale protestava per l’abbandono in cui i detenuti italiani venivano lasciati dalle autorità italiane nella Repubblica Domenicana. Semeghini aveva interrotto lo sciopero della fame dopo 14 giorni e dopo che dal quinto giorno era stato ricoverato nell’infermeria del carcere per una gravissima forma di disidratazione.

Il 22 settembre Annalisa Melandri, giornalista attivista dei Diritti Umani e collaboratrice di diverse Ong sudamericane nonché delle più importanti istituzioni mondiali, si recava a fare visita ai detenuti italiani nel carcere di San Cristobal in compagnia del Presidente della Commissione per i Diritti Umani della Repubblica Domenicana, il dott. Manuel Mercedes, al fine di constatare le condizioni dei detenuti italiani e di verificare la situazione carceraria. Il quadro che ne è uscito è del tutto desolante (trovate un riassunto a questo link). In ogni caso Annalisa ha dato subito il via ad una serie di interventi mirati quantomeno a migliorare le drammatiche situazioni di vita dei tre detenuti italiani rinchiusi a San Cristobal. Tra queste iniziative vi è stato subito un contatto con le autorità italiane a Santo Domingo per capire come stavano esattamente le cose e perché i detenuti italiani lamentavano l’abbandono. Sorvolando sui dettagli, attualmente oggetto di ricerche da parte della nostra organizzazione, Annalisa otteneva la promessa di una visita ai detenuti da parte delle autorità consolari che avrebbe dovuto tenersi lunedì 27 settembre o, al più tardi, martedì 28. La visita, tra le altre cose, veniva confermata anche al direttore del carcere molto preoccupato per le condizioni di salute dei tre detenuti italiani. Ieri la doccia fredda. Il Consolato faceva sapere che, per ragioni tutte da capire, avrebbe effettuato la visita non prima della metà di ottobre. Non solo, Annalisa aveva comunicato al Consolato anche una lista di medicinali essenziali per i nostri connazionali. La risposta, dapprima positiva, ieri si è improvvisamente tramutata in una richiesta di ricette da trasmettere “via fax” al Consolato, come se i detenuti nel carcere di San Cristobal avessero a loro disposizione un ufficio. Una richiesta davvero singolare considerato che non esiste un’altra rappresentanza diplomatica che pretende dai suoi connazionali una pratica (impossibile da fare) come questa.

A questo punto i tre detenuti italiani nel carcere di San Cristobal (Ambrogio Semeghini, Luciano Vulcano e N.M.) hanno comunicato sial al Direttore del carcere che alle autorità carcerarie domenicane, nonché a Secondo Protocollo e ad Annalisa Melandri, che a partire da ieri 28 settembre avrebbero ripreso lo sciopero della fame ad oltranza, questa volta allargato a tutti e tre, per protestare per quella che loro definiscono “l’assoluta indifferenza e presa in giro” da parte del Consolato italiano.

La preoccupazione, nostra e di chi segue da vicino la vicenda, è indirizzata verso le precarie condizioni di salute dei tre, in particolare N.M. colpito da tre pre-infarti negli ultimi mesi e Ambrogio Semeghini potrebbero non reggere allo sciopero della fame. Tuttavia, nonostante l’insistenza da parte nostra e di Annalisa Melandri affinché desistessero da questa iniziativa, i tre hanno deciso di andare avanti fino in fondo.

Oggi i tre italiani dovrebbero ricevere la visita del funzionario governativo responsabile del sistema carcerario domenicano e, forse, di un funzionario del Consolato italiano. Alla visita dovrebbe partecipare anche il Presidente della Commissione dei Diritti Umani, Manuel Mercedes, ma al momento non siamo in grado di confermare la sua partecipazione. Proprio la Commissione per i Diritti Umani sta preparando in questi giorni un rapporto da consegnare all’Ambasciatore Italiano nella Repubblica Domenicana nel quale verrà evidenziata la drammatica situazione in cui versano i nostri connazionali.

Nel ribadire la nostra profonda preoccupazione per le conseguenze che questo sciopero della fame potrebbe avere sulle già precarie situazioni di salute dei nostri tre connazionali, chiediamo un immediato intervento del Ministero degli Affari Esteri a favore dei nostri connazionali affinché vengano loro garantiti i fondamentali ed essenziali Diritti Umani.

Fine Comunicato

Secondo Protocollo

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