La cultura dello stupro che si continua vergognosamente a coprire

Quando nella notte tra il 31 dicembre 2015 e il primo gennaio 2016 a Colonia, in Germania, decine e decine di donne vennero violentate e, nella migliore delle ipotesi, molestate sessualmente da bande di giovani immigrati durante i festeggiamenti per fine anno, il capo della polizia di Colonia parlò di «crimini di una dimensione completamente nuova».

Come nella migliore tradizione europea quando si tratta di gravi crimini attribuibili ad immigrati, peggio ancora se musulmani, si fece presto a seppellire il tutto nell’oblio del silenzio stampa.

Anche per i gravissimi fatti di capodanno accaduti quest’anno a Milano, praticamente la fotocopia in scala ridotta di quelli di Colonia, la sensazione è che ben presto tutto verrà sommerso in 15esima pagina derubricando il tutto ad azione di “baby gang” composte da “giovani di origine straniera” senza nemmeno soffermarsi un attimo sui motivi che hanno spinto i “giovani stranieri” ad umiliare in maniera così pesante le povere ragazze, quando non a stuprarle ripetutamente tra gli “olè” di chi guardava.  

Ora, che si tratti dei famosi profughi in fuga da guerra e fame (in realtà in fuga da tutto meno che da guerra e fame), o che addirittura si tratti di figli di immigrati, magari nati e cresciuti in Italia, cambia molto poco. Che siano appena arrivati o che siano nati nel nostro paese, la loro mentalità è quella e, come per Colonia, hanno sentito il bisogno di ribadirlo con estrema chiarezza inviando un messaggio chiaro e forte.

Non so in tutta onestà se i fatti di Milano fossero stati organizzati come lo furono quelli di Colonia (ma meglio non dirlo troppo forte), non so se hanno un valore politico come lo ebbero quelli di Colonia (ma anche qui meglio tacere), so che da questa gente non possiamo aspettarci nessun tipo di integrazione con la nostra società.

Non dico che non ci siano anche coloro che fanno di tutto per integrarsi e che vivono onestamente nel nostro paese pregando il loro Dio senza volerlo imporre agli altri, dico però che in moltissime (troppe) occasioni non appena si presenta per loro il momento di scegliere, essi scelgono di stare dall’altra parte.  

Legittimo, nessuno lo mette in dubbio. Tuttavia è un ragionamento che va fatto nel momento in cui stiamo importando migliaia di “profughi in fuga da guerra e fame” convinti che le donne del nord del mondo siano così all’avanguardia da farsi stuprare in pubblico, imbambolati dai film porno che i trafficanti di esseri umani dei loro paesi, la prima frontiera del traffico vero e proprio, gli girano in continuazione sui loro cellulari per convincerli a partire.

A questo va aggiunto che da loro funziona così, come hanno denunciato le donne senegalesi parlando di “cultura dello stupro”, una cultura purtroppo molto diffusa in molti di quei paesi di provenienza dei “profughi in fuga da guerra e fame”.  

Ora sarebbe doveroso che i fatti di Milano non vengano come sempre sepolti sotto quintali di cultura dell’accoglienza e di insensata sopportazione. Sarebbe doveroso che non si circoscriva il tutto all’azione di qualche “baby gang”. Sarebbe piuttosto doveroso studiare profondamente il fenomeno, senza limiti dettati dal bon ton dell’accoglienza ad ogni costo ben sapendo che la cultura dello stupro e proprio dietro l’angolo e che quelli che noi chiamiamo “rifugiati in fuga da guerra e fame” sono in realtà molto spesso giovani di sana e forte costituzione convinti di trovare in Europa l’Eldorado dei loro sogni, anche di quelli sessuali.

Crocefisso per una “sculacciata”, ma lo stupro di gruppo degli immigrati è tabù

Voglio tornare a parlare della cultura dello stupro che molti immigrati si portano dietro dal loro paese. Intendiamoci…

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