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Diritti delle donne nell’Islam: quel vergognoso e complice silenzio delle femministe

Negli ultimi quindici giorni oltre alle consuete violenze sulle donne islamiche come quella della ragazza incinta picchiata perché si era tolta il velo a causa del caldo (e chissà quante non ne conosciamo), ci sono state due notizie che si potrebbero definire “devastanti” per i Diritti delle donne. La prima è quella delle 20.000 infibulazione l’anno in Gran Bretagna. La seconda è quella della gravissima discriminazione nelle università a cui sono sottoposte le donne iraniane.

Ci si aspettava dal movimento femminista una reazione veemente, di dura condanna. Ci si aspettava qualche manifestazione di protesta del tipo “se non ora quando?, cartelli femministi davanti alle ambasciate iraniane e della Gran Bretagna che permette senza battere ciglio quell’ignobile rituale che è l’infibulazione. Niente di tutto questo. In compenso, andando a vedere sul sito del movimento “ne non ora quando” abbiamo trovato che le femministe de noantri il 20 agosto hanno fatto un blitz a favore delle Pussy Riot, che hanno duramente condannato la sentenza del tribunale di Mosca (sempre contro le pussy Riot), che considerano il divieto di indossare il burqa una forma di regressione e che quindi contestano la legge francese e belga che vieta di indossarlo. Unica nota positiva un paio di articoli sulle proteste delle donne tunisine in merito alla legge che le vorrebbe complementari all’uomo. Allora siamo andati a vedere un altro sito femminista, quello della Rete delle donne di Sinistra Ecologia e Libertà. Niente neppure li. Abbiamo fatto quindi un giro in rete in diversi siti di associazioni femministe, di blog femministi o che rimandano alla tutela dei Diritti delle donne. Nulla, non c’è nulla. Solo un sacco di articoli che difendono il velo islamico, che sostengono che “bisogna sforzarsi di capire le usanze musulmane” ecc. ecc. Di quelle due sconvolgenti notizie non se ne trova traccia come de resto non ve n’è traccia nella grande stampa nazionale dove abbondano importanti firme femministe.

Ora, in merito alle donne iraniane abbiamo già visto in passato che non frega niente a nessuno di quello che accade loro. Che cavolo,non sono arabe, anzi, sono addirittura persiane. Se ne ricordano solo quando un nome famoso come Shirin Ebadi scrive due righe di sostegno al movimento femminista. Per il resto se vengono massacrate, violentate, sbattute in galera, discriminate e perseguitate alle femministe de noantri non gliene può fregà de meno. Quindi in qualche modo eravamo preparati a questo assordante e vergognoso silenzio. Ma sulla infibulazione in Gran Bretagna ci aspettavamo una durissima reazione. Ci aspettavamo prese di posizione importanti, articoli a iosa, fiumi di inchiostro che evidenziassero l’indignazione delle donne italiane per questa atrocità. E invece c’è stato solo il silenzio più assoluto, un silenzio vergognoso perché diventa complice. Neppure le sezioni femministe delle “grandi organizzazioni per i Diritti Umani” (Amnesty International e Human Rights Watch) hanno fatto un fiato, ma questo non è una novità, loro con gli arabi ci mangiano e non si permettono il lusso di contestare una usanza molto diffusa nel mondo islamico come l’infibulazione. Magari la contestano a qualche Paese africano, ma non agli islamici.  Meglio, molto meglio lanciare campagne mondiali per le Pussy Riot. Di quell’altre poverette se ne sbattono perché non fanno notizia, non attirano attenzione e quindi niente finanziamenti.

Personalmente credo che il femminismo moderno abbia toccato il punto in assoluto più basso della sua lunga e gloriosa storia. Oggi il femminismo è ridotto ad un semplice attore politico, buono solo per le stagioni delle olgettine, delle Ruby rubacuori, o per difendere tre emerite cretine che, pur con buonissime intenzioni, organizzano show blasfemi i cui veri obbiettivi (a parte la contestazione a Putin) sono tutti da verificare. Ma se si tratta di affrontare problematiche veramente serie e di rilevanza mondiale dimostra pienamente il suo limite. Mai una parola sulle violenze contro le donne islamiche di cui la cronaca è piena. Mai una parola sulla regressione in termini di Diritto a cui sono sottoposte le donne dei Paesi delle cosiddette “primavere arabe”. Non una parola sulle usanze barbare e primitive come l’infibulazione, come i matrimoni combinati, come i matrimoni tra uomini adulti (quando non anziani) con bambine poco più che adolescenti. Ecco perché parliamo di complicità delle cosiddette femministe in merito alle violazioni dei Diritti delle donne islamiche, perché questo silenzio è formalmente un assenso, una sorta di accettazione passiva di quelle violazioni. Insomma, è uno schifo.

Il femminismo, quello vero apolitico e laico, è finito. Facciamocene una ragione e scendiamo in piazza a manifestare per le Pussy Riot e contro Ruby rubacuori e le olgettine che svendono la dignità femminile (ma basterebbe andare dietro al Centergross di Rimini o in qualsiasi area industriale di una qualsiasi città italiana per vedere la stessa cosa a un prezzo molto più basso). Tutto il resto è superfluo.

Bianca B.