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Domande e risposte sul conflitto israelo-palestinese (prima parte)

Da molti mesi è in atto un attacco mediatico contro Israele, un attacco che ha portato ad un notevole allargamento del fronte filo-palestinese frutto di questa campagna mediatica fatta spesso di menzogne e di un vero e proprio travisamento dei fatti. Cerchiamo quindi, in tutta tranquillità e senza presunzione, di fare un po’ di chiarezza per tutti coloro che spesso ascoltano una sola campana (quella filo-araba) e non seguono con l’attenzione che meriterebbero i fatti medio-orientali.

Iniziamo da alcuni cenni storici che troppo spesso vengono dimenticati. Uno degli appunti più frequenti che si fanno ad Israele è quello che vuole lo Stato ebraico fermo (rigido) sulle sue posizioni atte a negare qualsiasi concessione ai palestinesi. Questo è un vero e proprio falso storico. Nel 1993 con gli accordi di Oslo (poi confermati via via anche negli anni successivi) Israele e l’OLP  si accordarono per la nascita della ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e ai palestinesi veniva concesso il 99% delle terre da loro richieste. Fu una marcia indietro di Arafat a demolire questo accordo che di fatto era la base per la costruzione di due Stati per due popoli. Oggi, da parte palestinese, degli accordi di Oslo non se ne parla più negando di fatto l’unico atto concreto che avrebbe portato alla soluzione del conflitto israelo-palestinese e alla costituzione di due Stati indipendenti. Perché è successo questo? Probabilmente perché quando Arafat si accorse di aver firmato un atto che decretava la nascita di due Stati, si rese conto che non era quello che gli arabi volevano. A loro interessa tutto, non una piccola parte, e in quel tutto non c’è Israele. Qual’è quindi la (vera) verità storica? I palestinesi vogliono tutto, compreso Israele. Ogni altra soluzione o formula a loro non interessa. I due Stati per due popoli sono solo uno specchietto per le allodole (e per gli allocchi). Al limite (ma proprio al limite) ai palestinesi interessa la formula dello “Stato Unico”, cosa che invece non interessa a Israele.

Altro fatto storico su cui i filo-palestinesi costruiscono una campagna di menzogne è quello riguardante la cosiddetta “occupazione di Gaza”. Nel 2005 Israele si ritirò completamente dalla Striscia di Gaza lasciandone il controllo, a precise condizioni di sicurezza, alla ANP. Nel volgere di poco tempo Hamas prese il controllo della Striscia di Gaza scalzando la ANP. Da allora Gaza è considerata (a ragione) da Israele “territorio ostile”. Per questo motivo tutte le merci e le persone che entrano o escono dalla Striscia di Gaza vengono controllate, anche attraverso ferrea una cintura di controllo. Solo gli aiuti umanitari possono entrare a Gaza e, come dimostrano decine di rapporti indipendenti (persino dell’Onu), di aiuti ne entrano in abbondanza. Gaza quindi non è occupata e neppure sotto assedio. Gaza è semplicemente controllata esattamente come si fa per un “territorio ostile” e come avviene in tutte le altre parti del mondo. Per ammissione della Croce Rossa Internazionale, non c’è crisi umanitaria a Gaza, come invece continuano a strombazzare i tromboni filo-terroristi. Perché allora i filo-palestinesi continuano a sostenere che Gaza è occupata o sotto assedio? Perché la macchina propagandistica araba (che è molto brava in queste cose) non accetta il fatto che Israele abbia tutto il Diritto di proteggere le sue frontiere e la sua popolazione da infiltrazioni terroristiche o da attacchi con lancio di missili. Secondo un insano pensiero applicato però solo a Israele, i terroristi dovrebbero essere lasciati liberi di entrare in territorio israeliano per compiere attentati, liberi di lanciare missili su Israele, liberi di importare armi ed esplosivi e liberi di implementare quello che per statuto è il loro unico obbiettivo: la distruzione di Israele. Ed è allora che una azione difensiva portata a termine da Israele contro i terroristi di Hamas, per buona parte dell’opinione pubblica fuorviata dalla campagna mediatica filo-araba diventa un attacco ai “poveri palestinesi”. E’ quello che letteralmente si chiama “capovolgimento della verità”.

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