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Genocidio, stupri e violenze in Congo: arrestato in Francia il leader dei ribelli ruandesi

Callixte Mbarushimana, leader del Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR), il gruppo ribelle ruandese che per anni ha imperversato nella parte est della Repubblica Democratica del Congo, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale (TPI) per crimini di guerra, è stato arrestato ieri in Francia dove si era rifugiato nel tentativo di sfuggire al mandato di cattura internazionale.

Secondo il Governo ruandese Callixte Mbarushimana alla guida delle FDLR avrebbe preso parte attiva al genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994. Sfuggito alla cattura si è rifugiato nella Repubblica Democratica del Congo dove per anni ha commesso crimini di massa nelle regioni di Nord e Sud Kiwu.

Il Governo congolese aveva chiesto il suo arresto sin dal 2004 mentre quello ruandese lo aveva fatto otto anni prima. Nonostante questo Callixte Mbarushimana era libero di girare tranquillamente in Europa. Arrestato una prima volta in Germania nel 2008 venne rilasciato in quanto, secondo le autorità tedesche, non vi erano gli estremi per la detenzione. E’ diventato un ricercato internazionale solo dopo che il Tribunale Penale Internazionale ha emesso a suo carico un mandato di cattura internazionale.

Secondo le prove in mano al TPI, Callixte Mbarushimana è accusato di 11 crimini contro l’umanità tra i quali crimini di guerra, genocidio, stupri di massa, omicidio, attacchi contro civili e torture. I crimini di cui è accusato sono avvenuti  nella regione di Kiwu dove, secondo il TPI, ancora nello scorso mese di agosto Callixte Mbarushimana alla guida del FDLR avrebbe commesso almeno 300 stupri e decine di omicidi arbitrari.

Il Procuratore capo del TPI, Luis Moreno Ocampo, ha espresso soddisfazione per l’arresto di Callixte Mbarushimana affermando anche che questo è un colpo decisivo per i ribelli ruandesi del FDLR che continuano anche oggi a violentare e a uccidere in Congo. “Questa è una buona giornata per le vittime. Questo è un buon giorno per la giustizia” ha concluso Ocampo.

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