I conti in tasca a Salvini. Perché non è il “padrone d’Italia”

Davvero il popolo è con Salvini? Davvero «60 milioni di italiani» pendono dalle sue labbra e gli chiedono di «fare le cose» come ama ripetere il “capitano”?

Prendiamo come esempio l’ultima tornata elettorale, cioè quella delle europee che ha visto la Lega aggiudicarsi il 34,33% dei voti.

La Lega ha ricevuto esattamente 9.151.468 preferenze su 51.402.963 di italiani aventi diritto al voto. Una soglia molto lontana da quei “60 milioni di italiani” di cui va cianciando il leader leghista, tanto più che è presumibile che chi è veramente salvinista non sia tra i tantissimi che hanno disertato le urne.

Questo lascia pensare che la forza numerica su cui può contare il leader padano sia effettivamente quella. Anzi, considerando che tra quei 9.151.468 c’erano sicuramente anche i voti del sud Italia che non sono affatto sicuri nel caso si vada a votare nuovamente visto che le europee sono una cosa e le politiche sono altro (e visto che il vento al sud sta decisamente cambiando), i numeri potrebbero addirittura essere inferiori.

Questo naturalmente non toglie nulla alla vittoria salvinista alle europee, è solo per rimarcare che con circa la metà degli italiani che non si è espressa ci vuole un certo coraggio a dire che «il popolo italiano sta con Salvini». Poco più di nove milioni di italiani non sono “il popolo italiano”.

Se poi andiamo a vedere la forza parlamentare attuale, cioè quella uscita dalle elezioni politiche del marzo 2018 (che sono quelle che contano al di la dei sondaggi di opinione) la Lega ha ottenuto appena 5.691.921 di voti su oltre 50 milioni di aventi diritto.

È con questi miseri numeri che il sig. Salvini ha chiesto “pieni poteri” agli italiani. Leggermente presuntuoso e vagamente pericoloso.

La politica dei sondaggi di opinione

Di recente in Italia (ma pure nel resto del mondo anche se forse in maniera inferiore) esce come minimo un sondaggio di opinione al giorno. È in base a questi sondaggi che i politici si muovono, il che rende la politica talmente volatile che la porta a cambiare i proprio obiettivi praticamente in continuazione.

Oggi nessun politico parla più di programmi di mandato, cioè di quei programmi complessi che per essere realizzati necessitano dell’intero mandato. Oggi si cavalca l’onda. Le promesse elettorali seguono le sensazioni indotte dai famigerati sondaggi di opinione.

Se un Salvini qualunque promettesse di voler portare l’Italia ad avere una flat tax al 15% in cinque anni sarebbe più credibile e anche la promessa elettorale sarebbe probabilmente fattibile senza provocare traumi irreversibili alle casse dello Stato.

Ma ci sono i maledetti sondaggi di opinione da seguire per cui tutto va fatto subito a dispetto di ogni ragionevole conteggio dei pro e dei contro, salvo poi accorgersi che le misure adottate troppo in fretta non funzionano.

È il caso del Reddito di Cittadinanza, di Quota 100, del Decreto Dignità e di altre misure prese sull’onda emotiva dei stramaledetti sondaggi di opinione. Ne sono usciti provvedimenti ininfluenti in termini di benefici economici e di sviluppo, ma tuttavia costosissimi per il bilancio dello Stato.

Salvini è il re incontrastato di questo assurdo modo di fare politica. La sua potentissima macchina di propaganda, la cosiddetta “bestia”, si muove giornalmente basandosi sui sondaggi di opinione. Il brutto è che funziona.

Se infatti andiamo a vedere quanto realmente fatto da Salvini in oltre un anno di governo con il M5S e la lunghissima serie di promesse elettorali non mantenute, è inspiegabile come questo politico tutto sommato mediocre riceva così tanto consenso. La spiegazione sta tutta nella “politica dei sondaggi”. La “bestia” crea consenso, anche se non si sa quanto stabile. Insomma, non è un consenso sano, ma emotivo.

Concludendo, Salvini appare a molti come una sorta di “padrone d’Italia”, addirittura con molta probabilità e visti i recenti sviluppi politici, lui stesso si sente padrone del Paese tanto da inventarsi un tipo di crisi di Governo che vorrebbe scavalcare a piè pari la Costituzione e persino il Presidente della Repubblica. Tuttavia è ben lungi dall’esserlo. Basta fargli un paio di conti in tasca e non ragionare per ideologia per capirlo.