Il mistero dell’intervista al capo di Hamas. E al sud di Israele è guerra vera

5 Ottobre 2018

Il capo di Hamas, Yahya Sinwar, ha rilasciato una intervista alla giornalista italiana Francesca Borri che l’aveva chiesta per il quotidiano italiano La Repubblica e per l’inglese The Guardian, salvo poi, a detta dello stesso Sinwar, proporre la stessa intervista anche al quotidiano israeliano Yediot Ahronot, fatto questo che avrebbe fatto infuriare il capo terrorista, tanto che l’ufficio stampa del capo di Hamas ha fatto sapere che la giornalista italiana ha violato la volontà di Sinwar e addirittura distorto le sue parole.

In particolare l’ufficio stampa del capo di Hamas sottolinea che Yahya Sinwar non avrebbe mai affermato di voler interrompere la lotta contro Israele.

«Sembra che la giornalista abbia venduto l’incontro al giornale Yediot Ahronot e abbia distorto alcuni dei contenuti dell’incontro a favore del quotidiano israeliano» sostiene Sinwar. «Non ho detto che voglio cessare la lotta» conclude il capo di Hamas.

A prescindere da come sia andata realmente (tendiamo a credere più alla giornalista italiana che al capo terrorista palestinese) quello che secondo noi emerge da quella intervista si avvicina più a un monito a Israele che a un passo verso la pace, un monito che più o meno suona così: o Israele interrompe il blocco su Gaza o sarà guerra vera.

Ma al sud di Israele è già guerra vera, solo che nessuno ne parla. Critiche al Governo

Lungo il confine tra Israele e Gaza la tensione è in continuo aumento. Per oggi, venerdì di preghiera islamica, l’IDF ha deciso di rafforzare considerevolmente lo schieramento di truppe per impedire possibili infiltrazione di terroristi in Israele. I rinforzi comprendono anche un certo numero di mezzi blindati e una batteria aggiuntiva di Iron Dome. Ma ormai da mesi al sud di Israele la situazione è di guerra vera. Basti pensare che secondo i dati forniti dal comando militare israeliano nell’ultimo anno (con un aumento significativo negli ultimi mesi) gli attacchi contro Israele con missili e colpi di mortaio andati a segno (cioè che hanno colpito il territorio israeliano) sono stati 430 contro gli appena 31 dei dodici mesi precedenti. Solo nelle ultime settimane gli ordigni lanciati contro le truppe israeliane da Gaza sono stati oltre 100. Centinaia anche i palloni e gli aquiloni incendiari che hanno distrutto oltre 3.000 ettari di terre, foreste e parchi (tremila ettari).

E’ chiaro che la situazione per Israele è diventata insopportabile anche se in pochi ne parlano, quasi che non si voglia “incendiare gli animi”. La popolazione del sud di Israele critica fortemente il Governo per non reagire adeguatamente a questo stillicidio di attacchi e si sente (giustamente) abbandonata. Chiedono un intervento “più muscolare” e decisivo perché è impossibile vivere sotto un attacco continuo come quello che stanno vivendo gli abitanti del sud di Israele. Ora spetta a Gerusalemme dare una risposta alle richieste di questa gente e non è escluso che qualcosa possa accadere sin da oggi.

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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