Iran: ecco il pacchetto di sanzioni proposto da USA e UE

Da mesi si parla di aumentare le sanzioni sull’Iran a seguito del suo rifiuto di negoziare sul proprio programma nucleare, un rifiuto che ultimamente si è trasformato in una aperta sfida alla comunità internazionale. Tuttavia da più parti si è chiesto che dette sanzioni siano mirate a indebolire il regime e che non colpiscano la popolazione, già sottoposta dallo stesso regime a durissime restrizioni.

Nei giorni scorsi sono circolate le prime indiscrezione sul pacchetto di sanzioni proposto da Stati Uniti, Unione Europea e avvallati da Israele che preme parecchio sulle grandi potenze prima di passare alle vie di fatto. Le sanzioni proposte a Russia e Cina, il cui voto è indispensabile per poterle approvare in sede Onu, sono fondamentalmente divise in cinque punti:

  1. Boicottare il sistema bancario iraniano, in particolare le operazioni della Banca Centrale limitando le sue transazioni con l’estero.
  2. Sospensione di tutti i progetti di sviluppo dei giacimenti di petrolio e di gas iraniani con relativo embargo sulle attrezzature di estrazione e sulle tecnologie ad esse abbinate
  3. Giro di vite (fino al blocco) degli investimenti europei e americani in Iran imponendo a qualsiasi operazione in quel Paese una assicurazione e riassicurazione
  4. Sanzioni nei confronti delle Guardie della Rivoluzione e del loro “impero commerciale”. Blocco di qualsiasi attività commerciale con ditte collegate alle Guardie della Rivoluzione. Blocco e sequestro dei fondi esteri riconducibili a loro. Limitazione sulla flotta commerciale delle Guardie della Rivoluzione (115 navi), sui loro carichi e scarichi e sui loro movimenti. Divieto di viaggio per i loro dirigenti, sequestro dei beni in denaro (conti all’estero riconducibili ai leader delle Guardie della Rivoluzione) e dei loro immobili all’estero. Divieto di esportazione di oli raffinati per le ditte collegate ai Guardiani della Rivoluzione, una delle loro principali fonti di guadagno.
  5. Premere (con i giusti incentivi) sugli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita affinché chiudano i loro porti e le loro banche alla merce iraniana, sia in entrata che in uscita.

La Russia, checché ne dicano gli iraniani, sembra essere ben disposta alla approvazione di queste sanzioni che colpirebbero direttamente il regime senza incidere più di tanto sul popolo. La Cina invece sembra essere più titubante. Pechino, sempre affamata di risorse, sembra voler approfittare della situazione per subentrare nei contratti lasciati liberi dagli europei, ma sa anche che è un’arma a doppio taglio. La Cina ha bisogno dell’Europa e degli Stati Uniti più di quanto questi ultimi abbiano bisogno della Cina. L’unico punto su cui Pechino ha alzato le barricate è il boicottaggio del sistema bancario iraniano che, proprio per questo, potrebbe essere rivisto.

Nel frattempo l’Unione Europea sta vagliando l’ipotesi di bloccare i conti correnti miliardari aperti in Europa e intestati ai comandanti delle Guardie della Rivoluzione e ad altri leader iraniani, come il figlio di Ahmadinejad (ha decine di milioni di dollari depositati in Europa), i famigliari di Khamenei e altri personaggi legati al regime che da anni esportano denaro sottratto al popolo iraniano nei paradisi fiscali e in Europa. In Europa è in piedi anche la proposta di inserire i Guardiani della Rivoluzione nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, proposta che speriamo verrà accolta nel più breve tempo possibile anche per facilitare il blocco dei conti correnti riferibili alle loro attività o ai loro leader.

Non entriamo nel merito delle singole sanzioni anche se condividiamo soprattutto quelle indirizzate al corpo dei Guardiani della Rivoluzione, l’importante secondo noi è che dette sanzioni non vadano a pesare, come spesso succede, sulla popolazione innocente e che non attivino mercati secondari dove sguazzano i peggiori elementi del pianeta (contrabbandieri, trafficanti di armi, profittatori, mercanti senza scrupoli ecc. ecc.). Sono già tante le ditte di tutto il mondo che fanno affari illegali con l’Iran attraverso triangolazioni con altri Stati (soprattutto gli Emirati Arabi Uniti). Non serve alimentare ulteriormente questo mercato.

L’unico punto su cui vorremmo insistere è sulla necessità di attivare queste sanzioni, in particolare quelle contro i Guardiani della Rivoluzione e i leader politici iraniani, il prima possibile. Ogni mese che passa il regime recupera forza e l’opposizione interna si indebolisce. Attivare al più presto queste sanzioni può significare aiutare, seriamente e senza incidere dall’interno, l’opposizione democratica iraniana.

Miriam Bolaffi