Con tutto quello che succede nel mondo, il rapporto emesso da Human Rights Watch (HRW) sull’Italia è passato quasi inosservato e comunque non ha fatto scalpore più di tanto. Invece dovrebbe. Il rapporto si intitola “L’intolleranza quotidiana – La violenza razzista e xenofoba in Italia” ed è firmato da una certa Judith Sunderland, definita “ricercatrice senior” di HRW e vicedirettore per l’Europa e l’Asia centrale.

A parte che già dal titolo è tutto un dire, sembra che gli immigrati o i Rom che arrivano in Italia siano tutti discriminati e che la violenza xenofoba sia all’ordine del giorno. Ma per chi conosce i rapporti di HRW non è una novità. Basta guardare quelli relativi al Medio Oriente per capire qual è il metro di giudizio usato da questi “ricercatori”.

La “ricercatrice” contesta all’Italia e al Governo italiano di non fare abbastanza per fermare la violenza xenofoba e riporta alcuni casi in cui la magistratura non ha applicato l’aggravante della “violenza razzista”. In particolare la sig.ra Sunderland afferma che «il governo dedica molta più energia a incolpare i migranti e i Rom dei problemi che attanagliano l’Italia di quanto non faccia per fermare gli attacchi violenti contro di loro», come a dire che in Italia la gente per passare il tempo non ha di meglio da fare che attaccare Rom e migranti e che il governo “fomenta” questa pratica.

Ora, chi mi legge sia su Secondo Protocollo che su Free Italian Press, sa benissimo che non sono assolutamente amica di questo Governo e che mi guardo bene dal difenderlo, ma il rapporto di Human Rights Watch va molto oltre il semplice attacco al Governo Italiano e ai partiti di Governo (PDL e Lega), descrive una popolazione italiana succube dei timori inculcati da questi partiti e una situazione che non sta né in cielo né in terra. Insomma, ci descrive tutti come razzisti patentati e violenti. Sarebbe interessante che questa “ricercatrice” si vada a fare un giretto verso Lampedusa per vedere quanto sono razzisti gli italiani.

Ma non è nemmeno questo il fatto più grave di questo rapporto basato su pochissimi episodi (benché sia lungo ben 86 pagine) che possono essere tranquillamente ascritti nel computo della normale violenza che accade in un Paese occidentale. No, si vuole far passare il concetto secondo il quale se un Rom o un immigrato commette un reato è scusabile a causa della sua condizione di degrado, per altro spesso voluta da lui stesso, mentre se un cittadino italiano esasperato dalla suddetta condizione di degrado si difende o semplicemente protesta, è accusato automaticamente di essere un razzista e uno xenofobo.  E’ lo stesso concetto usato dalla “ricercatrice” di HRW per accusare l’Italia di razzismo, solo che è invertito “pro domo suo”.

Nessuno vuole o può nascondere il fatto che ci siano nel nostro Paese delle derive xenofobe, ma di qui a generalizzare e a gettare tutto e tutti nel calderone del razzismo ce ne corre. Il bello (o il brutto) è che tutto quello che scrivono questi “ricercatori” viene preso per oro colato nonostante manchino quasi sempre riscontri. E’ una tecnica che HRW usa spesso in Medio Oriente salvo poi essere smentita e sputtanata sistematicamente da organizzazioni come Honest Reporting che ne dimostrano la falsità e la scarsa attendibilità.

Sarebbe invece interessante capire come mai questi “grandi ricercatori” si guardano bene dal produrre corpulenti e dettagliati rapporti sulle discriminazioni razziali e religiose che avvengo in alcuni Paesi arabi come l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi Uniti, oppure  la Turchia o l’Iran. Si limitano sempre a produrre rapportini o a emettere striminziti comunicati stampa che non servono a niente e a nessuno. Non sarà mica perché questi sono tra i maggiori finanziatori di Human Rights Watch?

Bianca B.