Nelle scorse settimane, a seguito di una interrogazione parlamentare proposta dall’On. Marco Zacchera (PDL) che chiedeva se la riduzione della dotazione finanziaria non avesse determinato un abbassamento del livello dell’assistenza consolare fornita ai detenuti italiani all’estero, l’On. Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel mondo, rispondeva con una comunicazione in Parlamento che, francamente, ci sembra leggermente riduttiva se non addirittura omissiva.

 

On. Alfredo Mantica

Ma andiamo con calma. Cosa risponde il Sottosegretario Mantica all’On. Zacchera? In sostanza Mantica ricorda che, nell’ambito della protezione e dell’assistenza consolare, gli interventi che possono essere prestati da una rappresentanza diplomatico-consolare in favore di un connazionale detenuto in un Paese straniero, sono le visite consolari; le indicazione di un legale; la cura dei contatti con i familiari in Italia; la fornitura di assistenza medica, farmaci, alimenti, libri, giornali ed eventuali pacchi dono; l’erogazione di sussidi che possono variare a seconda delle situazioni contingenti e delle specifiche necessità individuali; la collaborazione con le autorità competenti per il trasferimento in Italia, qualora il connazionale sia detenuto in Paesi aderenti alla Convenzione di Strasburgo sul trasferimento dei detenuti o ad accordi bilaterali ad hoc; l’ intervento in casi particolari per sostenere domande di grazia per ragioni umanitarie. Infine fa presente che un ufficio consolare non può intervenire in giudizio per conto del connazionale. Se la sede non dispone di fondi sufficienti, in casi eccezionali, può chiedere al Ministero un finanziamento integrativo per far fronte a specifiche esigenze di assistenza ai connazionali detenuti nella propria circoscrizione.

Abbiamo evidenziato alcuni punti che ci sembrano particolarmente indicativi e che dimostrano come, spesso, chi sta a Roma non sa cosa succede in quei Paesi dove i nostri connazionali sono detenuti in condizioni drammatiche. Le visite consolari, azione indispensabile per accertarsi con tempestività le condizioni di salute e di detenzione dei nostri connazionali, dovrebbero essere fatte nel giro di pochi giorni dall’arresto. Questo non avviene mai. Addirittura, come nel caso Nobili-Falcone (India), sono avvenute sei mesi dopo e solo dopo molte pressioni. Le indicazioni di un legale non sono assolutamente adeguate in quanto i Consolati non hanno una lista di avvocati verificati. L’esempio lampante è quello che avviene in diversi Paesi del terzo mondo dove gli avvocati consigliati dal Consolato hanno truffato per  molte migliaia di euro le famiglie dei detenuti. La cura dei contatti con i famigliari in Italia non avviene quasi mai e, quando avviene dopo ore e ore di tentativi al telefono con enormi esborsi per le famiglie, non viene fornita nessuna assistenza degna di questo nome. La fornitura di assistenza medica, farmaci, alimenti, libri, giornali ecc. ecc. è assolutamente inesistenze in moltissimi consolati. Un esempio per tutti è quello di Santo Domingo dove alcuni detenuti aspettano da oltre tre mesi la consegna di medicine indispensabili e analisi mediche improrogabili (sospetto tumore). L’erogazione di sussidi non avviene quasi mai, forse perché i consolati si guardano bene dall’avvisare i detenuti di questa possibilità e, quando avvengono, si parla di briciole date una volta ogni sei mesi (quando va bene). L’unica cosa che al momento sembra funzionare abbastanza bene è l’assistenza la trasferimento dei detenuti in Italia che, oltretutto, è competenza del Ministero della Giustizia e non del MAE.

Ora, noi ci rendiamo conto che il Sottosegretario Mantica ha dato una risposta di circostanza, diciamo ciclostilata, ma ci rendiamo conto anche che è l’unica risposta che poteva dare (questo a sua discolpa). Ci rendiamo anche conto che, pur rispettando l’impegno dei parlamentari, queste interrogazioni parlamentari non servono a niente se muoiono con la risposta dell’autorità chiamata a rispondere senza essere minimamente contestate.  Purtroppo riteniamo che, a parte gli addetti ai lavori, in pochissimi a Roma conoscano veramente la situazione drammatica in cui versano moltissimi nostri connazionali detenuti all’estero. In pochi si rendono conto di come i loro Diritti vengano sistematicamente calpestati senza che nessuno alzi un filo di voce. E’ una situazione che denunciamo da anni (vedere i nostri rapporti annuali) senza però che nessuno ci dia ascolto o che cerchi di migliorare la situazione. Per una famiglia italiana avere un congiunto detenuto all’estero significa in molti casi finire sul lastrico proprio perché non viene fornita la necessaria assistenza. In alcuni casi (vedi Falcone o Sparti) i nostri connazionali sono stati detenuti o trattenuti per anni prima di essere scarcerati perché innocenti. Come si pensa che una famiglia possa reggere a una cosa del genere senza assistenza da parte delle autorità consolari? In questo momento ci sono decine di italiani in carcere da molti mesi (in alcuni casi anni) in attesa di giudizio, magari perché si sono rifiutati di dare una tangente alla polizia locale. Cosa fanno le nostre autorità? Oltre 3000 italiani detenuti all’estero non sono uno scherzo o un fattore sul quale si possa sorvolare o prendere alla leggera. E’ un problema sociale che riguarda tremila famiglie.

E allora chiediamo che quando si danno risposte ufficiali a legittime interrogazioni, si diano risposte ragionate e coadiuvate da una seria ricerca e non risposte ciclostilate non basate sulla realtà dei fatti. Chiediamo agli Onorevoli che propongono le loro interrogazioni di non fermarsi alla risposta che gli viene data perché a quel punto è inutile fare domande se per risposta si ottiene una “non risposta”. Non è così che si risolve (o si allieva) questo problema sociale. Precisiamo infine che non tutti i Consolati si comportano in maniera inappropriata e che anzi forniscono tutta l’’assistenza che possono (poca, ma è qualcosa), ma è altresì vero che il problema rimane e che quando ci si trova di fronte a un Consolato inadempiente non esiste da parte degli organi competenti alcuna assistenza e/o sostegno verso coloro che rimarcano tali inadempienze, che siano essi famigliari o amici. Per le associazioni come la nostra il discorso cambia un po’ grazie all’impegno dell’ufficio IV della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero che fa quello che può considerando però che parliamo di pochissime persone che devono gestire problematiche immense.

Il problema degli italiani detenuti o in difficoltà all’estero è un vero e proprio problema sociale incompreso. E’ ora che qualcuno lo comprenda.

Secondo Protocollo

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