La decisione di Trump vista una settimana dopo

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Come ho detto più volte sono assolutamente convinto che il Presidente Trump abbia sbagliato i tempi (e sottolineo i tempi) dell’annuncio su Gerusalemme e la riunione dei Paesi islamici a Istanbul di ieri me lo conferma.

Se fino a qualche giorno fa c’era la possibilità di approfittare di un mondo islamico palesemente diviso e stanco della questione palestinese, oggi grazie alla intempestiva decisione di Trump quella possibilità non c’è più. Sarebbe bastato aspettare sei mesi per fare quell’annuncio, il prossimo semestre con molta probabilità Israele e gli arabi sarebbero stati molto più uniti in configurazione anti-iraniana e nessuno avrebbe osato contestare la decisione di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme, o quanto meno sarebbe stato tutto più soft. Invece con la sua decisione il Presidente Trump ha bruciato i tempi prendendo tutti in contropiede, israeliani compresi, checché ne dicano i fanta-analisti.

Potevano tre vecchi marpioni come Erdogan, Rouhani e Abu Mazen farsi sfuggire una occasione così ghiotta per rilanciare la fantomatica “causa palestinese” da usare contro Israele?

E così dopo anni di attenta politica israeliana volta a far “scemare”, seppur lentamente, la questione palestinese è bastato un comunicato di Trump per tornare alla partenza, un po’ come nel gioco dell’oca quando ti fanno tornare al via.

Ha ragione Trump su Gerusalemme? Certo che ha ragione, ne ha da vendere di ragioni, ma la politica specie in Medio Oriente non tiene conto delle ragioni morali ma dei fatti e oggi i fatti ci dicono che Israele è più isolato che mai, come non lo era da 70 anni. Per qualcuno questa è una conquista, secondo me invece è una vera e propria debacle diplomatica e politica come non se ne vedevano da anni.

Qualcuno dirà che l’Arabia Saudita era d’accordo con Trump. Ma davvero? Davvero qualcuno crede che a Riad non siano rimasti di sasso all’annuncio di Trump? Davvero qualcuno può pensare che i sauditi e gli israeliani non si siano sentiti fortemente in imbarazzo e che non abbiano capito che quello di Trump era un autogol clamoroso per i loro propositi? Io non lo so come si possa pensare che a Riad e a Gerusalemme erano d’accordo sulla tempistica del messaggio. Magari se giochi al fanta-calcio lo puoi anche pensare ma la politica in Medio Oriente è tutto fuorché fanta-calcio.

Se poi vogliamo dire che di tutto questo non ce ne frega nulla e che vogliamo fare a meno dei calcoli politici lo possiamo anche dire, possiamo anche correre ad armarci (chi può) per difendere lo Stato Ebraico dalle orde islamiche già alle sue porte, ma non mi si dica che Israele da tutto questo ha tratto un vantaggio perché se c’è qualcosa che appare palese è che Israele non ha tratto e non trarrà nessun vantaggio strategico da tutto questo. Anzi, per ora l’unica cosa che ha ottenuto è un maggiore isolamento internazionale.

E’ un imbuto pericoloso quello in cui si trova Israele grazie a Donald Trump, un imbuto perché a questo punto i margini di manovra a livello diplomatico sono pari a zero e quando finisce la diplomazia comincia la guerra. E’ un muro contro muro che non porterà nulla di buono, il tutto con gli iraniani alle porte del Golan che non vedevano l’ora di avere la scusa buona per ricompattare il mondo islamico contro Israele. E un conto è combattere gli iraniani e i loro proxy, un conto è affrontare una guerra santa per Gerusalemme contro tutto l’islam.