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La fottutitudine

Diceva un vecchio amico politico, ormai passato a miglior vita, che la fottutitudine è l’arte sopraffina di fottere il prossimo con il suo benestare e di renderlo una cosa normale, una abitudine.

Non riesco a trovare un termine più adatto per descrivere l’attuale situazione di questo strano Paese che ha punito una classe politica perché da essa si è sentito tradito (o fottuto) e ha premiato e premia (a giudicare dai sondaggi) un’altra classe politica che ha la qualità di fotterlo nello stesso identico modo degli altri ma lo fa con la compiacenza del “popolo”.

Fottono per abitudine solo che a quanto pare agli italiani piace, o perlomeno gli piace essere fottuti da questi.

Intendiamoci, ognuno si fa fottere da chi vuole. Quando si è consenzienti è tutto legale. Disturba piuttosto il sapere che chi fotte abbia appena cambiato le proprie sembianze ma che la “tecnica” sia sempre la stessa così come il risultato finale.

Ora, la cosa buffa è che è bastato mettere la parola “cambiamento” davanti alla parola “governo” e promettere “più soldi per tutti” per far cadere ogni disinibizione e saltare a piè pari i preliminari. E’ bastato fermare due barchette in diretta TV, comparire su un balcone e annunciare la fine della povertà per convincere gli italiani a farsi fottere.

In fondo è stato facile, non perché gli italiani siano un popolo facile da fottere, ma perché probabilmente si erano stancati di farsi fottere sempre allo stesso modo.

E in questa mega gang bang dove il primo che arriva ti fotte senza se e senza ma, improvvisamente ti accorgi che quelli del cambiamento ti fottono esattamente come quelli “dei governi precedenti”, solo che lo sanno fare in maniera “più social”, usano la vaselina per coprire il dolore e tu quasi quasi sei contento così, perché ti illudi che ti fottano per un bene superiore, che ti fottano perché il popolo lo vuole.

E chi non ci sta a farsi fottere? Beh, quelli sono traditori della Patria. Ma questo e tutto un altro discorso.