Libia: lunedì 11 giugno. Il convoglio dell’ambasciatore britannico in Libia viene attaccato con una granata nei pressi di Bengasi. Notizie sull’accaduto in occidente? ZERO. Libia: martedì 12 giugno. La sede di Misurata della Croce Rossa Internazionale viene colpita da una bomba azionata da un telecomando. Notizie sull’accaduto in occidente? ZERO.

Di fatti del genere in Libia ne accadono quasi quotidianamente ma i media occidentali si guardano bene dall’informare l’opinione pubblica su questa situazione che sta degenerando ogni giorno di più. E’ come se si vergognassero di aver appoggiato la guerra contro Gheddafi e adesso si rendano conto in che mani è finita la Libia: quelle degli estremisti islamici.

Si fatica ad ammettere  la verità e cioè che l’intervento occidentale in Libia che ha portato alla caduta di Gheddafi ha creato una situazione di tipo somala  a pochi chilometri dalle coste europee. Oggi in Libia c’è un Governo che solo all’apparenza guida il Paese. In realtà la Libia è in mano a decine di gruppi armati, una specie di “signori della guerra” molto simili a quelli che devastarono la Somalia.

La domanda ora è una sola: cosa intende fare l’occidente per evitare che la Libia di “somalizzi”? Cosa intende fare la NATO, dopo che ha bombardato la Libia per mesi, per fermare il colossale mercato di armi che ha già invaso il Medio Oriente, l’Africa sub-sahariana e il Sahel e che rischia di rifornire di armi i terroristi di tutto il mondo. Avere una Somalia a pochi chilometri dalle coste europee non è proprio il caso.

Sarah F.

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