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L’Iran non lapiderà più le donne adultere, le impiccherà solamente

La notizia è di quelle che lasciano il segno nella storia dei Diritti Umani e che ha fatto gioire milioni di attivisti in tutto il mondo: l’Iran ha cancellato dal suo codice penale la condanna alla lapidazione per le donne adultere o per quelle donne che si sono macchiate di gravi crimini. Da oggi non verranno più lapidate ma semplicemente impiccate, attaccate per il collo a una gru e tirate su tra il tripudio della folla che urla “Allahu akbar”, Dio è grande.

Esultano le grandi organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, esultano coloro che affermavano che il regime iraniano in fondo è democratico, esultano i difensori di Ahmadinejad che ha riportato una grande vittoria politica contro gli Ayatollah, esultano anche tutti i sinistri personaggi del mondo pacifinto che rimarcano come, dando il tempo necessario, anche un regime islamico estremista e nazista come quello iraniano possa diventare civile.

E infatti lo dobbiamo ammettere, incarcerare una donna solo perché il marito afferma che è una adultera (magari per evitare le spese del divorzio), condannarla a morte e poi impiccarla al pennone più alto della città, è un fatto di grande civiltà, altro che lapidarla, una pratica barbara e non certo consona ad una “grande democrazia islamica”.

Non sappiamo ancora come la pensino i capi dei villaggi più sperduti dell’Iran i quali hanno potere di vita e di morte. Togliere loro la lapidazione è un po’ come togliere il calcio ad un ultras, ma fonti ben informate ci dicono che si adatteranno e che hanno già ordinato chilometri di corda mentre una società che affitta gru sta già ricevendo migliaia di richieste da ogni parte del Paese.

E dopo questa vittoria della civiltà Ahmadinejad vuole esagerare e si dice che abbia presentato una proposta per evitare che ad essere impiccate siano anche le donne incinta. Si dovrà aspettare che abbiano partorito. Un altro colpo basso ai poveri Mullah assetati di sangue a cui piaceva tanto vedere rantolare quelle donne con il pancione, magari frutto di quel adulterio per cui venivano condannate. Ma d’altra parte il progresso e la civiltà non possono aspettare più.

Un saluto quindi alle donne iraniane che finalmente non dovranno più essere sotterrate fino a metà busto e poi prendersi quella selva di sassate. Da oggi saranno così fortunate da essere appese al braccio di una gru. Moriranno in maniera più civile.

Miriam Bolaffi