L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha confermato ieri che la prossima tornata di colloqui con l’Iran si terrà a metà maggio (14 e 15 maggio) e che a Vienna continuano a essere convinti che il programma nucleare iraniano nasconda un programma militare che, detto in parole povere, vuol dire che l’Iran sta cercando di dotarsi di armi nucleari.

A sostenerlo è stato Gill Tudor, portavoce della AIEA in un conferenza stampa tenutasi ieri a Vienna. Tudor ha detto che nonostante l’ultima tornata di colloqui tenutasi a Istanbul qualche settimana fa, l’Iran continua a impedire l’accesso degli ispettori ad alcuni siti importanti e che si rifiuta categoricamente di interrompere l’arricchimento dell’uranio. In sostanza l’AIEA ha fatto capire chiaramente di non aspettarsi troppo da questi colloqui e nel contempo ha confermato il suo ultimo rapporto nel quale si evidenziavano diverse (troppe) attività sospette da parte iraniana.

Aumenta nel frattempo la pressione sul lato militare. Secondo fonti vicine all’intelligence americana gli Stati Uniti avrebbero ordinato il trasferimento di diversi squadroni di cacciabombardieri F22 dall’Alaska alla base di Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti. La decisione rientrerebbe nel quadro di una “escalation graduale” e sarebbe volta a dimostrare a Teheran che in caso di fallimento dei colloqui del 14 e 15 maggio scatterebbe l’opzione militare. Gli F22, arrivati domenica scorsa a Dhafra, si uniscono alle forze aeree già presenti nell’area (altri F22 ed F15 trasferiti il mese scorso nella base di Al Udeid) e formano una potentissima macchina d’assalto.

Qualche giorno fa il comandante dell’IDF, Gen. Benny Gantz, aveva detto che tutto era pronto per un attacco alle centrali nucleari iraniane e aveva parlato, senza nominarli, della partecipazione di alcuni Paesi ad un eventuale attacco. Fonti vicine all’intelligence israeliana identificano quei Paesi negli Stati Uniti, nella Gran Bretagna, nella Germania, nell’Olanda e nell’Italia.

Sarah F.