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Omar al-Bashir: il volto dell’impunità e dell’impotenza dell’Onu

Omar al-Bashir, presidente/dittatore del Sudan, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale (TPI) per crimini contro l’Umanità, è l’emblema vivente dell’impotenza delle Nazioni Unite. Nonostante il mandato di cattura internazionale, nonostante il “presunto” embargo delle armi al Sudan imposto proprio dalle Nazioni Unite, nonostante tutto questo il dittatore sudanese ha continuato impunemente a commettere atroci crimini e si  sta preparando ad attaccare in forze i neonato stato cristiano del Sud Sudan.

In un articolo scritto da Eric Reeves, docente allo Smith College ed esperto di Sudan,  pubblicato ieri su Rights Monitoring, si evidenziano con chiarezza tutti i crimini commessi da Bashir e dalla sua cricca di assassini negli ultimi mesi, compresi alcuni di particolare violenza di cui, purtroppo, nessuno in occidente ne sa niente come quelli commessi nel giugno dello scorso anno a Kadugli, capitale del Sud Kordofan, oppure quelli commessi di recente nei Monti Nuba, in Sud Kordofan e nello Stato di Blue Nile, crimini che rimandano direttamente alla pulizia etnica e che, nonostante le pressioni di diverse organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani (tranne le due maggiori, chissà perché), non hanno visto alcun interessamento dell’Onu o del TPI.

Ma fosse tutto qui!!! Che dire infatti dell’ipotetico embargo sulle armi e sulle attrezzature a doppio uso (civile e militare) che in teoria avrebbe dovuto impedire al Sudan di continuare il conflitto in Darfur e di aprirne di nuovi? Non solo quell’embargo viene sistematicamente violato (pensate per il Sudan transitano la maggior parte delle armi iraniane dirette nella Striscia di Gaza il che la dice lunga sui controlli), ma addirittura negli ultimi mesi Bashir ha potuto aggiornare i software e cambiare i pezzi danneggiati alla sua flotta aerea che, da subito, è tornata in azione sia in Darfur che in Sud Kordofan dove da giorni bombarda decine di villaggi mietendo centinaia di vittime tra i civili.

E adesso, dulcis in fundo, Bashir si sta preparando a portare un attacco in forze al Sud Sudan, indipendente da pochi mesi e ancora in fase di (ri)costruzione dopo una guerra lunghissima e sanguinosa per la sua indipendenza. Già solo questo dimostra, senza ombra di dubbio, che la comunità internazionale ha fallito miseramente con Bashir e che le sanzioni non funzionano affatto, perché se uno Stato sotto sanzioni ed embargo sulle armi si può permettere il lusso di aprire un fronte di guerra enorme come quello con il Sud Sudan (dopo che è ripresa l’offensiva in Darfur proprio negli ultimi giorni) significa che ne riceve a bizzeffe di armi.

E allora il Tribunale Penale Internazionale, le sanzioni dell’Onu e della comunità internazionale, diventano semplici utopie se non addirittura una prova che l’impunità esiste specie quando si parla di dittatori sanguinari.

Ora purtroppo i discorsi stanno a zero, ci vogliono i fatti e ci vogliono subito. L’Onu non può continuare a limitarsi a “condannare” le atrocità di Bashir o a “dirsi preoccupato” per l’escalation in Sud Sudan. I comunicati stampa fanno audience ma non risolvono i problemi. Prima di tutto occorre posizionare truppe di interposizione ben armate tra il Sudan e il Sud Sudan, truppe con un ampio mandato di intervento e con regole di ingaggio flessibili. Inutile, come si è fatto fino ad ora, mandare truppe di pace per poi tenerle nelle caserme. E poi occorre far funzionare seriamente l’embargo sulle armi e sui componenti a doppio uso, anche con lo schieramento di navi nel Mar Rosso. Queste sono cose che andavano fatte da diversi anni fa. Non sono state fatte e oggi i risultati si vedono: Bashir sta per scatenare l’inferno in Sud Sudan. Infine, il dittatore sudanese va assicurato alla giustizia internazionale. So che con queste parole farò un torto a Gino Strada e a tutti i numerosi amici sinistri che Bashir annovera in occidente, ma questa è una priorità assoluta non più rinviabile. Diversamente avrebbero ragione persone come Eric Reeves e tanti altri, quando parlano di “scandalosa impunità” per questi criminali internazionali che si sono macchiati dello sterminio di centinaia di migliaia di persone per ragioni etniche, una impunità che lancerebbe un messaggio devastante ad altri personaggi (come Ahmadinejd) che studiano da genocida. Il mondo non se lo può permettere.

Franco Londei