Parliamo dei rapporti tra Joe Biden e i palestinesi

Uno dei mantra più ricorrenti tra i sostenitori dell’ex Presidente americano, Donald Trump, è quello che vorrebbe il Presidente eletto, Joe Biden, essere “amico dei palestinesi” e quindi pronto a cancellare tutti gli innegabili vantaggi che la politica di Trump ha portato a Israele, tra i quali un isolamento di fatto dei palestinesi.

Diciamo subito che Joe Biden non è affatto amico dei palestinesi, al massimo è un sostenitore della formula a due stati così come lo sono io e tanti altri amici di Israele.

Ci sono delle cose che ruotano attorno al mondo palestinese e che stanno accadendo in queste ore alle quali dovremmo prestare attenzione prima di pronunciarci “sull’amore di Biden per i palestinesi”.

Per esempio, a Ramallah hanno deciso di far tornare i loro ambasciatori negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrain dopo che a seguito del riconoscimento di Israele e conseguente apertura dei rapporti da parte dei due stati arabi, avevano deciso di ritirarli in tutta fretta definendo il riconoscimento dello Stato Ebraico “una pugnalata alle spalle” nei confronti del “popolo palestinese”.

Cosa è cambiato per far decidere all’Autorità Palestinese che EAU e Bahrain non erano più traditori nei confronti dei palestinesi? È cambiato che a Ramallah non hanno trovato la sponda che cercavano in Iran e Turchia, presi dai loro problemi, isolati dagli arabi e dalla Lega Araba mentre da Washington arrivano diverse notizie tra le quali quella che vorrebbe la nuova Amministrazione essere disposta a riaprire un canale di finanziamento alla UNRWA e alla Autorità Palestinese a condizione che vengano immediatamente interrotti i vitalizi alle famiglie dei terroristi che si sono macchiati di crimini contro Israele e gli israeliani, nonché agli stessi terroristi.

A confermarlo alla radio israeliana non è uno qualsiasi ma Hussein al-Sheikh, cioè uno dei più importanti dirigenti della Autorità Palestinese, il quale ha annunciato anche la ripresa dei rapporti con Israele, da sei mesi ridotti al lumicino.

Sempre Hussein al-Sheikh ha detto che l’Autorità Palestinese ha chiesto alla nuova amministrazione americana di spostare l’ambasciata americana di nuovo a Tel Aviv ma su questo punto c’è un ostacolo non da poco chiamato “Congresso Americano” il quale nel 1995 ha deliberato che Gerusalemme doveva essere la capitale di Israele, delibera mai messa in pratica sino all’arrivo di Trump. Ora, riportare l’ambasciata americana a Tel Aviv, ammesso che lo si voglia fare, andrebbe quindi contro una decisione del Congresso. Tornare indietro è a questo punto impossibile.

La sensazione è che nei pre-colloqui tra nuova Amministrazione americana e palestinesi, tutto questo sia stato spiegato con chiarezza e che quindi se i palestinesi hanno intenzione di tornare ad avere una pur flebile voce devono concedere qualcosa.

Si spiega così il riavvicinamento dei palestinesi ai paesi arabi del Golfo e a Israele, una spiegazione che quindi smentisce le voci che vorrebbero la nuova Amministrazione americana vicina ai palestinesi e decisa a cancellare quanto fatto da Donald Trump.

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