Iniziata lo scorso 3 dicembre la campagna contro il progetto di sfruttamento delle sabbie bituminose del Congo, ha subito ottenuto l’appoggio di centinaia di persone mentre nel gruppo aperto su Facebook nel giro di poche ore ci sono state quasi mille adesioni.

Durante la scorsa settimana abbiamo scritto a Eni ponendo alcuni quesiti e notificando alla grande compagnia italiana l’avvio della campagna. Ad oggi tuttavia non abbiamo ricevuto alcuna risposta, né dall’ufficio stampa dell’Eni, né dalla dirigenza. Certo, Secondo Protocollo non è una “grandissima” organizzazione per la difesa dei Diritti Umani, Secondo Protocollo è la manovalanza e non va in TV, quindi non merita una risposta da parte dell’Eni. Poco male, lo avevamo messo in conto, per questo continueremo nella campagna sia sul web che per altre strade alternative alla rete.

Innanzi tutto abbiamo aperto un topic sul nostro forum in modo da tenere sempre alta l’attenzione su questo progetto che rischia di compromettere l’ecosistema della foresta pluviale del Congo con gravissime ripercussioni sia sulla popolazione locale che sull’intero pianeta. Il topic lo trovate a questo indirizzo e chiunque (previa velocissima registrazione) può intervenire. Naturalmente le discussioni e i contributi sono attesi anche sul gruppo creato su Facebook che trovate a questo indirizzo.

La campagna assume particolare rilevanza proprio in questi giorni nei quali a Copenaghen è in corso la conferenza mondiale sul clima. E’ assurdo che si parli di riduzione delle emissioni di gas serra senza garantire al pianeta i polmoni naturali. Sarebbe come chiedere ragionevolmente a un malato di cancro ai polmoni di smettere di fumare per poi asportargli proprio i polmoni che gli permettono di respirare e quindi di sopravvivere. Ecco, la situazione del progetto di sfruttamento delle sabbie bituminose del Congo è molto simile all’esempio che ho riportato. Quel progetto rischia di esportare un polmone sano (la foresta pluviale) ad un malato di cancro (la Terra).

Per questo motivo non dobbiamo arrenderci e pretendere risposte dall’Eni oltre a pretendere proposte alternative a questo progetto che vale miliardi di dollari. L’Eni dichiara che l’impatto ambientale non è così grave come viene descritto dal rapporto della Heinrich Böll Foundation che ha dato il via alla campagna ma, con una certa arroganza, non ne spiega i motivi. Per quanto ci riguarda il rapporto redatto dalla Heinrich Böll Foundation è al momento di assoluta attendibilità per cui andiamo avanti con la campagna. Il tutto nell’attesa di una risposta dall’Eni.

Secondo Protocollo


Comments are closed.