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Somalia: al Shabaab vieta l’ingresso alle Ong e minaccia attentati

Al Shabaab, il gruppo radicale islamico legato ad Al Qaeda che controlla buona parte della Somalia, ha fatto sapere ieri, attraverso il suo portavoce, Sheikh Ali Mohamoud Raghe alias Sheikh Ali Dhere, che non verrà permesso l’ingresso di organizzazioni umanitarie in Somalia afflitta dalla più grave carestia degli ultimi decenni e dove milioni di persone sono a grave rischio di vita.

Sheikh Ali Dhere, pur ammettendo che in Somalia ci sono problemi ha detto che “la situazione non è così grave come la descrivono le organizzazioni umanitarie occidentali” e che “le agenzie umanitarie esagerano la situazione al fine di raggiungere i loro scopi”. Non è dato sapere quali sarebbero gli “scopi occulti” delle agenzie umanitarie, fatto sta che al momento la situazione di carestia in Somalia colpisce milioni di persone che stanno spostandosi in massa verso il Kenya e verso l’Etiopia, anch’esse gravemente colpite dalla carestia dovuta alla prolungata siccità.

Mark Bowden, coordinatore per gli aiuti umanitari in Somalia delle Nazioni Unite, in una conferenza stampa tenutasi ieri a Nairobi, ha detto che “se non si agisce con velocità, nei prossimi due mesi la fame si diffonderà anche nelle otto regioni meridionali della Somalia e l’annuncio da al Shabaab non lascia spazio a speranze”. La preoccupazione è ampiamente giustificata anche dal fatto che Sheikh Ali Dhere ha minacciato gravissime ritorsioni, che nel gergo qaedista vuol dire attentati, contro quelle agenzie umanitarie che non rispetteranno i voleri di al Shabaab.

Secondo la mentalità del gruppo estremista islamico, all’interno delle agenzie umanitarie ci sarebbero diverse spie degli USA e di Israele e alcune Ong userebbero il pretesto degli aiuti umanitari per fare politica e per spingere la popolazione a sollevarsi contro gli al Shaabab.

Al momento le agenzie umanitarie stanno operando principalmente in Kenya e in Etiopia lungo i confini con la Somalia dove sono stati allestiti diversi campi per le centinaia di migliaia di profughi somali in fuga dalla carestia e dalle violenze, ma la situazione anche in questi campi è molto critica. Mancano i fondi e le attrezzature per allestire campi profughi degni di questo nome. L’Onu e le agenzia umanitarie la settimana scorsa hanno lanciato una raccolta fondi per sopperire a queste lacune. Nonostante gli sforzi resta comunque il problema per i milioni di persone somale che non riescono a raggiungere il Kenya o l’Etiopia oltre al fatto che la crisi scatenata dalla prolungata siccità sta colpendo anche gli altri Stati del Corno d’Africa e mette a rischio circa 10 milioni di esseri umani.

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