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La strategia di Obama contro l’ISIS? Mandare avanti gli altri

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Ma quale strategia? Quella enunciata ieri sera da Obama contro l’ISIS non è una strategia, è semplicemente la continuazione della politica del menefreghismo portata avanti dalla Casa Bianca negli ultimi anni, quella stessa politica che prima fa danni immani e poi se ne lava le mani.

Riassumendo in parole povere, Obama ha annunciato una intensificazione dei bombardamenti, ma solo in campo aperto, come se i miliziani dell’ISIS si mettessero a fare da bersagli ai caccia USA. Ha detto che gli USA intendono distruggere l’ISIS ma invia appena 475 militari che, sembra, saranno a difesa delle strutture americane in Iraq e quindi non combatteranno. Annuncia che bombarderà anche obbiettivi in Siria, ma non obbiettivi siriani. Insomma, darà una mano ad Assad, quello stesso Assad che l’anno scorso diceva di voler bombardare. Ha detto che darà armi ai “ribelli siriani buoni”, ma chi siano però questi ribelli siriani buoni nessuno lo sa. Anche quelli di Al-Nusra erano “buoni” fino a qualche tempo fa. L’America guiderà una colazione formata da una quarantina di paesi ma a combattere saranno gli altri.

In compenso ci sono diverse cose che Obama non ha detto, per esempio che gli Stati Uniti hanno iniziato una collaborazione militare con gli Ayatollah iraniani, anche se la Casa Bianca nega decisamente. Non ha detto che il nucleare iraniano è passato nel dimenticatoio a causa dei problemi causati dal ISIS. Non ha detto che della colazione faranno parte anche Qatar e Turchia, cioè i due maggiori sponsor del ISIS e del terrorismo sunnita. Non sono dettagli da nulla.

Eppure a leggere la “grande stampa” di questa mattina sembra che di trovarsi davanti a un grande statista, a un “comandante in capo” pronto a gettarsi nella mischia della lotta al terrorismo islamico. In realtà ci troviamo di fronte all’ennesimo atto di ambiguità (io la chiamerei vigliaccheria, ma poi vengo tacciato di estremismo) da parte del Presidente Obama, una cosa che non è né carne né pesce, un impegno molto limitato che però impegna parecchio gli altri e soprattutto apre la strada a collaborazioni pericolosissime con i peggiori stati mondiali, a partire dall’Iran per finire alla Turchia e al Qatar. Ho la netta impressione che ben presto ne vedremo delle belle, a partire dagli ormai prossimi colloqui sul nucleare iraniano.