Ci mancava solo Navi Pillay, l’alto commissario per i Diritti Umani dell’Onu, per fare alzare la tensione (già altissima) in Sud Sudan a soli due giorni dallo storico referendum che probabilmente sancirà la secessione del Sudan Meridionale dal resto del Sudan.

Immediata e indignata la risposta del Governo provvisorio del Sudan Meridionale che ha negato tassativamente che ci sia stata una stretta alla libertà di stampa e che l’esercito o la polizia abbia provveduto ad arrestare arbitrariamente elementi dell’opposizione o vicini al Generale George Athor . Tanto più che proprio ieri il Governo provvisorio di Juba ha raggiunto un accordo di cessate il fuoco permanete con il Generale George Athor che permetterà lo svolgimento pacifico del referendum.
Non è la prima volta che l’alto commissario per i Diritti Umani dell’Onu lancia accuse a vanvera contro il Governo Provvisorio del Sudan Meridionale. Sarà forse per le sue aperte posizioni filo-arabe che lo hanno contraddistinto in questi ultimi anni e che lo hanno reso inviso a diversi Stati, fatto sta che sarebbe meglio che Navi Pillay si astenesse da qualsiasi considerazione o dichiarazione che non sia corroborata da elementi certi e inoppugnabili. Sappiamo che la Pillay è abituata a rilasciare dichiarazioni basate su fatti presunti quando non falsi (vedi in Medio Oriente), ma il momento particolare che vive la regione non ha certo bisogno del deleterio protagonismo di questa donna di cui non si conoscono bene nemmeno le finalità del ruolo che ricopre.
Secondo Protocollo