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referendum in sud sudan

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La scorsa settimana la popolazione del Sud Sudan è stata chiamata a decidere se continuare a essere cittadini sudanesi oppure se separarsi dal Sudan per formare un nuovo Stato indipendente. Le previsioni dicono che i cittadini sud-sudanesi hanno scelto la via della separazione e che formeranno presto il 54° stato africano (i risultati si avranno entro un mese). Tuttavia sono molti i motivi di tensione che non fanno stare tranquilli gli analisti e gli esperti di politica internazionale. Noi li abbiamo analizzati uno a uno nel tentativo di dare a chi non conosce questa realtà un quadro quanto più possibile realistico. Per comodità abbiamo diviso il report in due parti che pubblicheremo in giorni diversi. Una volta pubblicata la seconda parte sarà disponibile anche  il PDF di tutto il report completo di cartine e mappe.

Proprio l’altro ieri riferivamo che in Sudan vi erano concreti segnali di rivolta, una specie di onda lunga dei sommovimenti di Tunisi guidata dal leader islamista Hassan al-Turabi contro il Governo reo di aver aumentato i prezzi e di aver concesso il referendum per la secessione al Sud Sudan. Ieri il Governo sudanese è corso ai ripari arrestando per l’ennesima volta Hassan al-Turabi e altri otto leader islamisti del suo partito.

E’ stato un successo il primo giorno di voto in Sud Sudan dove la popolazione è stata chiamata a decidere attraverso un referendum se il Sudan Meridionale dovrà separarsi  o meno dal resto del Paese. Ne abbiamo reso conto ieri e alla conclusione della giornata è arrivata la conferma da parte delle autorità di Juba. Milioni di persone si sono messe in fila sotto il sole cocente per esprimere la loro opinione sulla secessione.

Ieri un attacco portato dalle milizie guidate da Gatluak Gai (sostenuto e armato da Khartoum) contro un posto di guardia del SPLA (l’esercito sud sudanese) ha lasciato in terra sei militari morti. Questa mattina una serie di attacchi delle milizie Misseriya contro civili e militari nella regione di Abyei  ha fatto, secondo un osservatore delle Nazioni Unite, decine di morti.