Precipita la situazione in Sud Sudan alla vigilia del referendum che dovrà sancire la secessione della regione meridionale dal Sudan. Violenti bombardamenti dell’aviazione sudanese sono segnalati nella regione di North Bahr al Ghazal che confina con il Darfur Meridionale ma che fa parte del Sud Sudan. Secondo testimoni sul posto almeno 3.500 persone sarebbero in fuga dalla regione.

I bombardamenti hanno colpito in particolare la città di Aweil. Secondo fonti militari sudanesi gli aerei avrebbero colpito alcuni gruppi di ribelli del Darfur che si erano rifugiati nei pressi della città sud-sudanese e le abitazioni civili sarebbero state colpite per errore. Non sono della stessa idea i responsabili militari del Sudan People Liberation Army (SPLA), l’esercito del Sud Sudan, che parlano apertamente di provocazione da parte di Khartoum. Dal novembre, quando avvenne il primo bombardamento, le azioni dell’esercito sudanese in territorio sud-sudanese si sarebbero moltiplicate. “La gente ha paura e scappa” – riferisce un portavoce locale – “ogni giorno gli aerei sudanesi passano a bassa quota e ogni tanto sganciano bombe sulle case. Ci sono stati diversi morti e feriti”.

Come detto è in corso un massiccio esodo della popolazione locale verso le regioni meridionali. L’International Rescue Committee (IRC) stima che le persone in fuga siano almeno 3.500 ma che il numero potrebbe salire vertiginosamente se l’aviazione sudanese non metterà fine ai bombardamenti. Il SPLA sta spostando diverse divisioni di militari nella zona. I profughi vengono assistiti dalle Ong nei pressi della città di Jaac in un accampamento di fortuna privo di ogni misura igienica il che temere per lo scoppio di epidemie.

Il Governo Provvisorio del Sudan Meridionale ha chiesto con urgenza all’Uganda l’invio di bagni chimici per limitare il rischio di epidemie. Secondo fonti a Kampala una colonna di camion che trasportano 50 bagni chimici si è messa in moto nella serata di mercoledì e dovrebbe arrivare a destinazione entro questa sera.

Ma è la situazione militare a preoccupare maggiormente. Da mesi l’esercito sudanese sta riposizionando diversi battaglioni lungo i confini con il Sud Sudan e sono aumentate le provocazioni. Più si avvicina la data del referendum (il 9 gennaio) più aumentano gli scontri e le pressioni. Anche i bombardamenti nella regione di North Bahr al Ghazal rientrano nel novero delle provocazioni. Secondo il Governo Provvisorio del Sudan Meridionale (Goos), Khartoum cerca lo scontro armato. Molta preoccupazione è stata espressa ieri dal Governo del Kenya che, in caso di guerra, prevede milioni di profughi. L’Uganda, attraverso gli Stati Uniti, sta cercando di interessare della vicenda il Consiglio di Sicurezza dell’Onu e da mesi chiede un potenziamento della missione di pace UNMIS (United Nations Mission in Sudan ) senza però ottenere risposte. Se non si farà subito qualcosa per costringere Khartoum a non interferire con il referendum e a interrompere le azioni armate, la ripresa della guerra tra Sud e Nord Sudan sarà inevitabile e sarà anche il conflitto più annunciato della storia moderna.

Claudia Colombo

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