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Sudan: Al Bashir vola a Doha per firmare l’accordo con il JEM. Pace con il sud in pericolo

Omar al-Bashir, Presidente del Sudan, è volato questa mattina a Doha, in Oman, per firmare l’accordo preliminare con il più grande gruppo ribelle del Darfur, il Justice and Equality Movement (JEM). Dopo le conferme e le successive smentite arrivate ieri dal Governo sudanese, sembra quindi che questa telenovela sia arrivata alla fine.

Bashir è quindi intenzionato a cedere alle richieste del JEM che, lo ricordiamo, prevedono la liberazione di Abdul-Aziz Nur Ushar (fratellastro di Khalil Ibrahim, leader del JEM condannato a morte da Khartoum), la possibilità per il JEM di mantenere il suo esercito in Darfur stipendiato però da Khartoum, la consegna del potere politico e militare in Darfur al JEM e conseguente nomina di Khalil Ibrahim a governatore della regione, il rinvio delle elezioni previste per aprile.

Il JEM dal canto suo garantisce la protezione dei seggi elettorali, lo smantellamento (anche forzoso) degli altri gruppi ribelli e infine, la cosa più allarmante, il JEM avrebbe garantito la riunificazione del movimento islamico in Sudan per affrontare le sfide derivanti dalla secessione del sud e di porre fine all’espansione del secolarismo nel nord.

E’ questa ultima parte dell’accordo che sta letteralmente mettendo in fibrillazione il Sudan People Liberation Movement (SPLM). E’ chiaro infatti che se Al Bashir firmasse un accordo del genere con il JEM sarebbe evidente la sua volontà di non mantenere i patti siglati con il SPLM nel 2005 a Nairobi e che prevedono, tra le altre cose, il referedum per la secessione che si terrà a gennaio del 2011.

E’ inevitabile quindi una escalation della tensione tra nord e sud Sudan. Bashir sembra seguire le indicazioni del sue ex mentore e attualmente nemico, Hassan Al Turabi, molto vicino al JEM e da sempre fiero oppositore della secessione del Sudan Meridionale. La firma di questo accordo potrebbe mettere veramente fine alla pace con il Sud Sudan e la guerra che ne seguirebbe potrebbe essere davvero devastante non solo per il Sudan ma per tutta l’area dei Grandi Laghi.