«La regione di Abyei è territorio del Nord e noi non ritireremo le nostre truppe». A dirlo è stato il dittatore sudanese Omer Hassan Al-Bashir, sempre più pressato dalla comunità internazionale affinché restituisca il la regione di Abyei (invasa domenica scorsa dalle dall’esercito sudanese) al controllo delle Nazioni Unite.

Testimoni di diverse Ong presenti nelle regioni di  North Bahr al Ghazal e di Waeab, confinanti con Abyei, questa mattina parlano di oltre 45.000 sfollati e lanciano l’allarme per una emergenza umanitaria che potrebbe coinvolgere nei prossimi giorni centinaia di migliaia di persone in fuga dai combattimenti.

E adesso il rischio che gli scontri di Abyei degenerino in un nuovo devastante conflitto armato tra il Nord e il Sud Sudan diventa sempre più concreto. Il Governo del Sudan Meridionale ha fatto sapere di aver messo in stato di massima allerta il suo esercito e di aver richiamato centinaia di riservisti veterani della guerra civile terminata nel 2005. Lo stesso Bashir, in una intervista rilasciata all’agenzia di stampa sudanese (SUNA), ha affermato che l’esercito sudanese è pronto per una guerra con il Sudan Meridionale e che tale conflitto potrebbe prevedere anche l’invasione del nuovo Stato del Sud Sudan.

Intanto continuano ad arrivare le condanne e le minacce internazionali nei confronti del criminale di guerra Omer Hassan Al-Bashir, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Gli Stati Uniti hanno avvisato che se Bashir non ritirerà le sue truppe dalla regione di Abyei ne dovrà subire le conseguenze. L’Onu ha riunito nuovamente il Consiglio di Sicurezza per studiare una soluzione. Condanne anche dall’Unione Europea che Parla di “brutale attacco” e di “decine di vittime civili provocate dai militari sudanesi”.

L’ufficio per gli affari umanitari dell’Unione Europea (ECHO), sentito da Secondo Protocollo, ha confermato che si è già attivato per garantire la copertura finanziaria per gli interventi di prima emergenza a sostegno delle migliaia di rifugiati che fuggono dalla regione di Abyei. Ma la crisi umanitaria potrebbe diventare devastante soprattutto per un territorio, quello del Sud Sudan, che ha ancora moltissimi problemi da risolvere e che difficilmente potrebbe reggere l’impatto di centinaia di migliaia di profughi.

Secondo Protocollo

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