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Sud Sudan: sangue sul referendum. E’ ancora la zona di Abyei la più calda

Ieri un attacco portato dalle milizie guidate da Gatluak Gai (sostenuto e armato da Khartoum) contro un posto di guardia del SPLA (l’esercito sud sudanese) ha lasciato in terra sei militari morti. Questa mattina una serie di attacchi delle milizie Misseriya contro civili e militari nella regione di Abyei  ha fatto, secondo un osservatore delle Nazioni Unite, decine di morti.

Non inizia bene la settimana che dovrà decidere se il Sudan Meridionale si separerà dal nord. A dire il vero qualcosa ci si aspettava, ma la comparsa sul campo di Gatluak Gai, molto ben armato e finanziariamente  sostenuto da Khartoum non lascia presagire nulla di buono per l’immediato futuro, anche perché le parole concilianti pronunciate da Bashir solo un paio di giorni fa a Juba sono già acqua passata dato che ieri il Presidente sudanese parlando a Khartoum è tornato a tuonare contro la secessione del Sud Sudan.

Intanto sono stati regolarmente aperti i seggi in tutta la regione del Sudan Meridionale dove l’affluenza sarebbe massiccia. I votanti si mettono pazientemente in coda e aspettano il loro turno per andare a votare. Qualche difficoltà invece si segnala nei seggi presenti nel nord Sudan dove dovrebbero votare i sud-sudanesi della diaspora e quelli ancora presenti nei campi profughi del nord. Ma i problemi dovrebbero essere provvisori.

La zona più calda rimane quella di Abyei sulla quale nei mesi scorsi si sono concentrate le preoccupazioni della comunità internazionale e delle organizzazioni non governative. Questa mattina un gruppo di Misseriya a bordo di motociclette a corazzato per i villaggi Ngok Dinka sparando all’impazzata su chiunque si muovesse. Fonti della Nazioni Unite non confermate da altre fonti parlano di decine di morti. Secondo quanto affermato da Mohamed Omer al-Ansary, portavoce dei Misseriya, sarebbero stati i militari del SPLA a sparare per primi, dichiarazione smentita categoricamente dal comando dell’esercito sud-sudanese che invece ha parlato di attacchi deliberati contro i civili Ngok Dinka. La situazione è comunque molto tesa e le fonti sul posto non nascondono che si è di fronte a una “situazione esplosiva”.

Intanto, a conferma che le fonti ONU non sono per niente attendibili, viene clamorosamente smentita la notizia diffusa l’altro giorno dall’Alto Rappresentante dell’Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, che nel sud Sudan sarebbe in atto una censura dei media (lo abbiamo riportato in questo articolo). Ci arriva infatti da Juba la segnalazione che un ragazzo italiano logista di una associazione lombarda presente in Sud Sudan ha ottenuto senza problema la tessera stampa che gli da il diritto di fotografare o riprendere qualsiasi cosa (la foto in coda all’articolo ne è la prova). Come sempre gli strapagati dipendenti delle agenzia ONU pur di apparire si inventano di tutto.

Secondo Protocollo continuerà a seguire da vicino tutto quello che avviene in Sud Sudan cercando nel limite del possibile di informare tempestivamente coloro che sono interessati a questo storico momento per il Sudan Meridionale.

Secondo Protocollo