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Unione Europea: sull’Iran un passo avanti e due indietro

E’ arrivata ieri la tanto attesa notizia delle sanzioni dell’Unione Europea all’Iran. Il Consiglio degli affari esteri della UE ha deliberato l’applicazione di severe sanzioni all’Iran a causa del suo controverso programma nucleare, sanzioni che vanno addirittura oltre quelle decise dalle Nazioni Unite. Ma per un passo avanti fatto dalla UE ne vengono fatti due indietro.

Andiamo con calma e vediamo innanzi tutto il sostanziale passo avanti. Le sanzioni introdotte dalla UE colpiscono in particolare il settore energetico iraniano. Nello specifico dette misure bloccano il trasferimento di tecnologia per gas e petrolio. Forti limitazioni vengono introdotte anche nel commercio verso e da Teheran di vari prodotti che possono avere il cosiddetto “doppio uso”. Vengono bloccati i conti correnti dei leader dei Guardiani della Rivoluzione così come viene impedito loro di viaggiare in Europa. Verranno interdette le compagnie aeree cargo iraniane che operano in Europa. Infine viene fortemente limitato l’import e l’export di prodotti iraniani fatti salvi i prodotti di artigianato, i manufatturieri e tutti quei prodotti che non sono legati alle attività dei Guardiani della Rivoluzione. Come si vede quindi le misure introdotte dalla UE sono tutte volte a colpire il regime e non la popolazione.

Ma se sotto questo aspetto l’Europa ha fatto senza dubbio un notevole balzo avanti, lascia titubanti la decisione di lasciare a Catherine Ashton l’iniziativa di contrattare con gli Ayatollah una formula di uscita da questa situazione. E’ palese infatti la simpatia della Ashton verso i Mullah e comunque verso tutto quello che è dichiaratamente anti-israeliano. Non vediamo come la Ashton possa negoziare una qualsiasi soluzione con gli Ayatollah senza far loro un favore o qualche decisiva concessione. L’appello all’Iran lanciato dal Consiglio affinché “colga questa opportunità per sciogliere i dubbi della comunità internazionale sul suo programma nucleare e trovi un accordo su una data concreta per riprendere le discussioni con l’Alto rappresentante (la Ashton appunto n.d.r.) insieme ai sei paesi coinvolti che sono Inghilterra, Cina, Russia, Usa, Germania e Francia”, altro non è che un vero e proprio invito a Teheran a prendere ulteriormente tempo.

Il secondo passo indietro fatto dal Consiglio della UE è senza dubbio quello relativo al fatto di non aver menzionato minimamente lo scandaloso comportamento della Turchia nell’affare iraniano e di non aver fatto alcun riferimento alla incredibile repressione in atto in Iran ormai da oltre un anno. Il fatto di sanzionare in qualche modo i Guardiani della Rivoluzione per l’appoggio dato al regime sul programma nucleare senza però considerare il loro coinvolgimento nella repressione post-elettorale rende la stessa Europa complice del regime in questi sanguinosi atti. Meglio sarebbe stato menzionare oltre al programma nucleare anche la sanguinosa repressione come causa delle sanzioni. Tanto più che, per tornare alla Turchia, il governo turco si è reso ampiamente complice con quello iraniano di decine e decine di deportazioni di dissidenti fermati in Turchia mentre cercavano di raggiungere l’Europa, atto questo che è stato “diplomaticamente” dimenticato nella dichiarazione del Consiglio europeo per gli affari esteri, quando invece sarebbe stata l’occasione buona per rimarcare il criminale comportamento turco.

In definitiva non vorremmo che le sanzioni europee altro non siano che un contentino virtuale alle tante voci che si alzano in Europa contro il regime iraniano. Non vorremmo che tra qualche settimana la Ashton, con la scusa di trattative in corso con Teheran, riuscisse in qualche modo a bloccare le sanzioni contro i criminali iraniani. Speriamo onestamente di sbagliarci, ma la storia purtroppo ci insegna che l’Europa è molto brava nelle dichiarazione ma poco attenta nell’applicare le proprie decisioni.

Noemi Cabitza