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La Giordania preoccupa Israele più di Hamas

La guerra di Gaza con il suo immancabile impatto mediatico ci ha fatto perdere di vista gli altri problemi che in questo momento attanagliano il Medio Oriente, a partire dal nucleare iraniano di cui non se ne parla più con buona pace degli Ayatollah che possono costruirsi la loro bomba atomica in santa pace. Ma se vogliamo parlare di priorità non possiamo non gettare lo sguardo verso la Giordania.

Ieri sera parlando con un amico israeliano che un pochino se ne intende di questioni mediorientali ho scoperto che a Gerusalemme sono molto più preoccupati di quello che potrebbe accadere alla Giordania piuttosto che del pericolo, senza dubbio reale, rappresentato da Hamas.

A Gerusalemme non hanno tutti i torti a pensarla così. La Giordania, con la quale Israele ha un accordo (non ufficiale) di assistenza militare, è la prossima nella lista della spesa dei terroristi islamici dell’ISIL (o ISIS). Dopo aver preso buona parte dell’Iraq e una buona metà della Siria, non possono non guardare alla Giordania come obbiettivo strategico. Già si vede qualche segnale.

Hamas è pericoloso, nessuno lo mette in dubbio, ma è isolato, chiuso dentro Gaza e abbandonato persino da buona parte del mondo arabo. L’ISIL invece sta crescendo a una velocità vertiginosa e nemmeno i peschmerga curdi sembrano riuscire ad arginarli (il che è tutto un dire). Mettono paura persino ai loro creatori, i sauditi, che non a caso in questa guerra di Gaza sono stati piuttosto teneri con Israele e durissimi con Hamas. Tutti sanno infatti, anche se nessuno lo dirà mai apertamente, che se il regno di Giordania venisse attaccato dall’ISIL, Israele interverrebbe in sua difesa. Lo sanno anche i terroristi di Abu Bakr al-Baghdadi, per questo per il momento si sono tenuti relativamente lontani da Amman. Ma come lo prenderebbe il mondo islamico un coinvolgimento diretto di Israele a difesa della Giordania? E’ un mistero. Per questo probabilmente la Lega Araba con in testa Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, sono stati molto teneri con Israele in merito al conflitto di Gaza. Non sono mai andati oltre alla tipica condanna verbale, mentre con Hamas sono stati durissimi accusandolo di essere il responsabile delle morti civili. Le paroline magiche sono ISIL e Giordania. Devono preparare l’opinione pubblica araba a un intervento israeliano a difesa della Giordania.

E si, perché se c’è una cosa quasi certa è che la Giordania è il prossimo obbiettivo di Abu Bakr al-Baghdadi e se c’è una cosa altrettanto certa è che Israele non lo può permettere.

Il ragionamento che fanno a Gerusalemme non fa un piega. L’unica cosa su cui stanno animatamente discutendo è su come chiudere la questione con Hamas per dedicarsi a pericoli più letali (tra i quali metterei anche l’Iran). Alcuni la vorrebbero chiudere adesso e preferibilmente in fretta, altri preferirebbero trovare una soluzione che preveda l’affidamento di Gaza alla ANP. A giudicare dalle mosse di Netanyahu la seconda ipotesi sembra la più verosimile. Ma bisogna fare presto perché mentre Israele è impegnato con Hamas i suoi più letali nemici macinano strada. L’Iran ormai è a un passo dalla bomba e l’ISIL sta letteralmente accerchiando lo Stato Ebraico.