Armi all’Iran: arresti in Italia. Ora si vada fino in fondo

Dopo mesi di indagine, oggi la Guardia di Finanza di Milano ha arrestato sette persone per traffico di armi con l’Iran. Secondo quanto si apprende gli indagati sarebbero 5 italiani residenti a Monza, Brescia, Torino, Cadeo (in provincia di Piacenza) e in Svizzera, e 4 appartenenti ai servizi segreti iraniani: due sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza a Torino e a Roma, mentre altri due sono latitanti.

Secondo quanto reso noto questa mattina in una conferenza stampa dal procuratore antiterrorismo della Procura, Armando Spataro, con l’operazione «Sniper» («Cecchino») è stato possibile interrompere, grazie anche alla collaborazione con le autorità inglesi, svizzere e romene, alcune forniture di apparecchi ottici di precisione di produzione tedesca, di giubbotti autorespiratori da immersione destinati ad armamenti militari. L’intervento della finanza ha consentito anche di bloccare i preparativi relativi all’esportazione in Iran di un ingente quantitativo di proiettili traccianti, di esplosivi provenienti dall’est-Europa e una miscela di materiale energetico piroforico, altamente infiammabile e ad alto contenuto di energia termochimica usata nel settore militare come munizionamento, innesco esplosivo o per bombe incendiarie.

La Guardia di Finanza ha scoperto anche una triangolazione tra ditte italiane, ditte all’estero posizionate in paesi compiacenti e ditte iraniane destinatarie degli armamenti. Il sistema è tanto semplice quanto efficace. Le ditte italiane non vendono il materiale direttamente all’Iran ma lo cedono a ditte con sede in altri Stati (per esempio negli Emirati Arabi Uniti) da dove poi raggiungono relativamente indisturbati l’Iran aggirando così l’embargo.

Ora la quadratura del cerchio va chiusa indagando fino in fondo su chi ci sia dietro alle ditte posizionate all’estero e, soprattutto, su quali tipi di materiali vengono esportati in Iran. Secondo fonti di intelligence israeliana negli ultimi mesi diverse partite di acqua pesante (deuterio) sono state vendute sotto false spoglie (come liquidi per la pulizia degli impianti di estrazione) all’Iran. L’acqua pesante, lo ricordiamo, è un elemento essenziale per la produzione di un ordigno al plutonio. Viene usata infatti per l’estrazione del plutonio attraverso un apposito reattore. L’Iran avrebbe un sito di produzione e stoccaggio di acqua pesante, esattamente ad Arak, però non sarebbe propriamente funzionante. Da qui la necessità di comprare il deuterio dall’estero.

Arrivati a questo punto è necessario anche accertarsi sull’esatto funzionamento delle triangolazioni tra ditte italiane, ditte fittizie posizionate all’estero e ditte iraniane. Si potrebbe scoprire, per esempio, che il sistema sponsorizzato da alcuni Stati (per esempio gli Emirati Arabi Uniti con il sistema delle Rak Free Trade Zone) permette in pochi minuti di aprire ditte fittizie operanti però a tutti gli effetti con tutto il mondo, ditte che permettono tranquillamente di aggirare qualsiasi embargo e in grado, all’occorrenza, di sparire nel nulla.

Siamo sicuri che l’inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza di Milano sia solo la punta dell’iceberg. Ora è necessario andare fino in fondo anche a costo di scoperchiare delicati “altarini”.

Pasdaran

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