Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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2 Comments

  • Sappiamo ben poco su questi “accordi”, ma sappiamo anche che il Consiglio di Sicurezza di Israele é stato rinviato.
    Per chi teme questi accordi é una buona notizia.
    Tuttavia nessuno dall’esterno conosce davvero la situazione.
    Per situazione intendo riferirmi ai margini entro cui Israele si può muovere volente o nolente.
    Se lo Stato ebraico dovesse accontentarsi di una soluzione minimalista, come le precedenti , che spostano solo di un paio d’anni un nuovo conflitto, allora dobbiamo pensare che ci siano limiti e vincoli sconosciuti a noi, ma conosciuti da Gerusalemme.
    Tempo addietro in un mio intervento ho sostenuto che USA e UE non intendono accettare una vittoria militare di Israele.
    Una vittoria ormai a portata di mano anche senza l’uso di truppe di terra, viste le condizioni di Gaza.
    Lo penso ancora, ma non so cosa questi due soggetti – USA e UE – intendano davvero fare per impedirla, agendo con efficacia.
    Certo, Israele, come tutti i paesi, é ricattabile.
    Chi intende -USA e UE e naturalmente l’ONU- menomare la sicurezza di Israele probabilmente avrà fatto sapere a Netanyahu che cosa può e cosa non può ottenere.
    Di questi ricatti nello specifico non sappiamo nulla, se non le notizie di alcuni boicottaggi già in essere.
    Comunque, se Gerusalemme accetterà un accordo inconcludente,che dà qualche soddisfazione ad Hamas, la ragione specifica non la sapremo mai.
    Allora meglio sarebbe concludere con una semplice tregua di fatto.
    Indubbiamente la fine delle ostilità presenta per Israele dei vantaggi, non ultimo la ripresa del flusso turistico, che certamente é una voce significativa nella sua bilancia dei pagamenti.
    Secondo alcuni – ma non secondo me- l’ ottimale soluzione del problema di Gaza con la smilitarizzazione della striscia comporterebbe lo svantaggio di rendere più plausibile e indilazionabile la scelta di far sorgere uno Stato palestinese.
    Anche in tale scenario Israele potrebbe accettare solo a condizione che non si sacrifichino le sue esigenze di sicurezza, peraltro già conosciute.
    A scanso di equivoci, io non credo che la reale causa del conflitto sia costituita dall’occupazione della Cisgiordania.
    Questo assioma, presentato come un “cogito cartesiano”, per stabilire un fondamento incontrovertibile della realtà così come la si vuole rappresentare, é solo un espediente moralistico usato da chi vuole stare dalla parte dei Palestinesi.
    Ma é del tutto infondato, sia sul piano fattuale che morale.
    Infatti non credo per il momento nelle intenzioni pacifiche di un eventuale Stato palestinese , che si insediasse in quella regione.
    Per di più, mio avviso, non ci credono neppure gli stessi sostenitori dei Palestinesi.

  • mh, non sono un esperto di tattiche politico/militari … ma per quanto uno scenario palestinese senza hamas possa destare preoccupazioni per la presenza di altri gruppi terroristici credo che sia opportuno fare un passo alla volta e iniziare a eliminare il più ‘grosso’, quindi con hamas appunto, così da dare anche agli altri una lezione di cui dovranno tenere conto.

    Se è vero, come è vero, che abu mazen è senza spina dorsale è anche vero che il popolo palestinese, quello che vuole vivere, è ormai allo stremo e le numerose manifestazioni di insofferenza verso hamas e qualsiasi terrorismo la dicono lunga sulla possibilità di continuare su questa strada con successo.

    Gaza non è l’iraq, e forse fra i tanti dissidenti è probabile che qualcuno in grado di gestire la pace vi sia, anche se a noi sconosciuto.

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